martedì 30 novembre 2010

ANORESSIA SCOPERTO UN MARCATORE BIOLOGICO

Disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia sono state spesso considerate come malattie psicologiche o sociali, ma oggi nuove ricerche hanno permesso di appurare che, oltre alla componente psicologica è possibile anche individuare una base biologica. A tale risultato sono giunti i ricercatori della Chiba University, in Giappone, che hanno rilevato come nelle donne affette da anoressia siano presenti bassi livelli di una proteina presente nel cervello, denominata fattore neurotropico. Questa proteina è importante per la crescita e la sopravvivenza dei neuroni durante lo sviluppo, ed i ricercatori hanno scoperto che le donne con basso livello di questa hanno una scarsa autostima, soffrono maggiormente di ansia e depressione e danno risultati deludenti se sottoposte a test sulle capacità cognitive. Fino ad oggi, le cause per cui si diventa anoressiche sono sconosciute. Questa scoperta si accompagna ad analoghi risultati già ottenuti in precedenti studi, che avevano rilevato che nelle donne guarite dall’anoressia, i livelli di BDNF risultavano più elevati, il che significa che è il basso livelli della proteina sia un fenomeno reversibile. Ulteriori studi sono ora necessari sia per capire quale funzione svolge la proteina nell’anoressia, ed anche se essa possa diventare un utile marcatore biologico per individuare l’insorgere del male in un suo stadio precoce o individuare chi è particolarmente a rischio

lunedì 29 novembre 2010

L'INSONNIA MANGIA IL CERVELLO

Perdere il sonno ''divora'' il cervello: la mancanza di riposo, specie se protratta nel tempo come avviene nei casi di insonnia cronica, infatti, riduce il volume e la densità della materia grigia in alcune zone della corteccia cerebrale. Non solo. Alle donne serve una quantità di sonno superiore rispetto a quanto non accada nel caso degli uomini: per "funzionare" al meglio avrebbero bisogno ogni notte in media di 20 minuti di riposo in più dei loro colleghi maschi. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti due studi, il primo condotto in Olanda da Ellemarije Altena e Ysbrand van der Werf presso il Netherlands Institute for Neuroscience, la Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences di Amsterdam, e l'Università VUMC di Amsterdam, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Biological Psychiatry. Il secondo, invece, è stato coordinato da Jim Horne, direttore dello Sleep Research Centre della Loughborough University (GB). Gli esperti olandesi avevano dimostrato già in un precedente lavoro che lo stress cronico "erode" il cervello riducendone il volume in alcune aree della corteccia: molti altri studi hanno messo in evidenza che il riposo notturno è indispensabile a far "carburare" il cervello e che non dormendo si possono compromettere la memoria e le funzioni cognitive. Fino a questo momento, però nessuno aveva mai indagato gli effetti della carenza di sonno a livello microstrutturale. I ricercatori hanno esaminato il cervello di un gruppo di pazienti sofferenti di insonnia di diversa gravità, per mezzo di una tecnica chiamata "morfometria basata sui voxel", più precisa della risonanza magnetica, per determinare il volume nelle varie regioni cerebrali di materia grigia, ossia della parte del tessuto nervoso che contiene i corpi cellulari dei neuroni. I ricercatori hanno così osservato che nei soggetti insonni, volume e densità della corteccia orbitofrontale sinistra, come pure di altre zone del cervello, sono ridotti in misura proporzionale alla gravità della loro insonnia. Tra l'altro, dato che la corteccia orbitofrontale è coinvolta, tra l'altro, nella comprensione degli stimoli piacevoli, il suo"'restringimento" causato dalla mancanza di sonno ha un effetto boomerang perché riduce la capacità di apprezzamento e la sensazione di piacere. La mancanza di sonno, inoltre, non ha le stesse conseguenze sugli uomini e sulle donne. Secondo i ricercatori britannici della Loughborough University infatti, le donne per "funzionare" al meglio hanno bisogno in media di 20 minuti di riposo in più rispetto ai degli uomini, ogni notte. E questo perché il loro cervello è multitasking. Spiega Horne, autore del libro "Sleepfaring: A Journey through the science of Sleep": "Una delle maggiori funzioni del sonno è quello di permettere al cervello di recuperare e auto-ripararsi. Durante il sonno profondo la corteccia, la parte del cervello responsabile di memoria e linguaggio, si scollega dai sensi e va in modalità 'recupero'. Più la mente viene usata durante il giorno, più ha bisogno di riposo la notte e, di conseguenza, si ha necessità di dormire". Il fatto che le donne abbiano la tendenza a fare più cose alla volta, usano di più il cervello rispetto agli uomini. Pertanto hanno più bisogno di sonno. Anche un uomo, se svolge un lavoro complicato e deve prendere molte decisioni ricorrendo al pensiero laterale, può aver più bisogno di sonno della media maschile. Ma in ogni caso, probabilmente, ancora non quanto una donna. "La media è di 20 minuti in più rispetto agli uomini", dice Horne, convinto che le differenze notturne spieghino anche perché il cervello maschile invecchia prima di quello femminile. "Una tipica 75enne ha l'età cerebrale di un uomo di 70 anni", assicura lo studioso. "Non sappiamo il motivo con certezza. Il fatto è che la mente femminile tende a metterci più tempo per rilassarsi e ripararsi".

domenica 28 novembre 2010

QUESTIONE DI PELLE


Una pelle nuova, nuova in senso stretto, che permetterebbe agli ustionati di attendere la rigenerazione di quella propria: questa è la grande “invenzione” che arriva dalla Francia.La pelle definita “usa e getta” è stata creata da Christine Baldeschi presso l'INSERM (Institute for Stem Cell Therapy and Exploration of Monogenic Diseases) presso Evry Cedex . Il rivestimento del corpo, quello che comunemente chiamiamo pelle, svolge un ruolo importante nella fisiologia umana. La pelle ha una funzione protettiva poiché rappresenta una barriera difensiva tra il corpo e l'ambiente esterno; una funzione sensoriale in quanto sono presenti delle terminazioni nervose, che ricevono e trasferiscono al cervello vari stimoli come il calore e il dolore; una funzione escretrice che le consente di eliminare con il sudore, una certa quantità di sostanze di rifiuto che danneggiano l'organismo ed infine una funzione di assorbimento e scambio poiché essa non è completamente impermeabile ai gas, consentendo la traspirazione. Tutte queste funzioni, che sono indispensabili per la vita , mancano, quando la pelle è ustionata, così, se la lesione coinvolge un’ampia superficie del corpo, la disfunzione che ne deriva può condurre ad un esito mortale.In realtà la pelle umana è trapiantabile attraverso un trapianto autologo cioè il paziente dona a se stesso la propria cute evitando così il rischio di rigetto. La tecnica è quella di prendere piccoli lembi di pelle del paziente e farli crescere in provetta, per ottenere porzioni di pelle più estese che poi gli saranno trapiantate. Di fatto la bioingegneria trova nell’ingegneria tissutale un ampio spazio di azione e di sviluppo, essa infatti non si rivolge al solo tessuto cutaneo ma anche ad altri tessuti come quello cartilagineo e osseo. Tuttavia se per la cura delle piaghe da decubito, delle ulcere nei pazienti anziani o comunque allettati e dei diabetici è generalmente possibile aspettare le tre settimane circa che servono a far crescere i cheratociti cioè le cellule epidermiche, il fattore tempo diventa molto limitante per i pazienti che presentano ampie ustioni poiché in quest’arco temporale il malato rimane esposto a varie pericolose conseguenze. Una primo effetto è la sofferenza renale, in quanto le sostanze tossiche delle aree ustionate sono eliminate attraverso i reni che così possono essere sovraccaricati di lavoro. Un’altra conseguenza è la consistente possibilità di contrarre delle infezioni, poiché viene a mancare la naturale barriera offerta dalla pelle e infine si ha un fenomeno di disidratazione: in caso di un’ ustione che vada dal 20% sino al 40% della superficie corporea, (oltre questo valore il tasso di mortalità è altissimo) la perdita dei liquidi assume valori significativi, misurabili in litri, per un uomo adulto di corporatura normale.Attualmente si cerca di limitare queste eventuali conseguenze con bende artificiali o biotech di pelle bovina, che però possono dare rigetto o altre complicanze. La scienziata francese ha trovato un escamotage per attivare la crescita della pelle in provetta. L’idea è stata quella di mettere insieme cellule staminali embrionali umane con sostanze farmacologiche e cellule nutrici che riescono a generare un processo di formazione della pelle simile a quello che avviene nel feto.Per ora la “nuova” pelle è stata trapiantata con successo sui topi ed ha formato un tessuto cutaneo simile a quello umano. Questo approccio, dicono i ricercatori, sarebbe in grado di fornire una possibilità senza limiti per sostituzioni temporanee di pelle nei pazienti con vaste ustioni, mentre aspettano l’autotrapianto. La pelle usa e getta potrebbe essere prodotta e “conservata” per poi usarla su chiunque ne avesse bisogno , come primo intervento e poi verrebbe gettata per lasciare spazio alla pelle dell’autotrapianto.

sabato 27 novembre 2010

VINO, COLORE, STUPORE

Il sapore del vino potrebbe essere influenzato dal tipo d'illuminazione dell'ambiente in cui lo si beve. Almeno questo e' quanto emerso da una ricerca condotta dai ricercatori dell'Institute of Psychology alla Johannes Gutenberg University di Mainz,in Germania, e pubblicata sulla rivista Journal of Sensory Studies. I risultati hanno dimostrato che lo stesso vino ci sembra migliore se lo beviamo in un ambiente illuminato di rosso o di blu o peggiore se viene degustato in un ambiente illuminato di verde o bianco. La ricerca ha coinvolto 500 volontari. "E' gia' noto che il colore di una bevanda puo' influenzare il gusto che sentiamo di essa", ha detto Daniel Oberfeld-Twistel della General Experimental Psychology division, primo autore dello studio. "Lo scopo della nostra ricerca - ha aggiunto - era verificare l'influenza dell'illuminazione del luogo, ad esempio un bar o un ristorante, sul sapore del vino". Dai risultati e' emerso che in una luce rossa il vino e' percepito piu' dolce e dal sapore fruttato. Inoltre, i partecipanti, a cui era stato chiesto di attribuire un valore monetario al vino che bevevano, valutavano la stessa bottiglia qualche euro in piu' se essa era servita in un ambiente illuminato di rosso. "Cio' e' probabilmente dovuto al fatto che, se percepiamo le luci come piacevoli, anche il sapore degli alimenti migliora", ha spiegato Oberfeld-Twistel. "Ulteriori ricerche provvederanno a fare luce su questo fenomeno. Nel frattempo, i sommelier dovrebbero assaggiare i vini in una luce neutrale per assicurarsi un risultato non influenzato da fattori esterni", ha concluso. .

venerdì 26 novembre 2010

ECCO PERCHE' LA MARIJUANA FU PROIBITA

La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella dell'umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine, dall'Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce, costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo scorso, circa l'80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di combustibile di cui l'umanità abbia mai fatto uso. E poi, cosa è successo? E' successo che in quel periodo è avvenuto il clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell'agricultura, e di questo sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno. I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil - Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, e si unirono così per formare un'alleanza sufficientemente forte per batterlo. L'unica soluzione per poter tagliare di netto le gambe ad un colosso di quelle dimensioni risultò la messa al bando totale. L’illegalità. Partì quindi un'operazione mediatica di demonizzazione, rapida, estesa ed efficace ("droga del diavolo", "erba maledetta" ecc. ), grazie agli stessi giornali di Hearst (è il famoso personaggio di Citizen Kane/Quarto Potere, di O. Wells), il quale ne aveva uno praticamente in ogni grande città. Sensibile al denaro, e sempre alla ricerca di temi di facile presa popolare, Hollywood si accodò volentieri alla manovra, contribuendo in maniera determinante a porre il sigillo alla bara della cannabis (a sin. la locandina del fim "Marihuana: assassina di giovinezza - Un tiro, una festa, una tragedia"). La condanna morale viaggiava rapida e incontrastata da costa a costa (non c’era la controinformazione!), e di lì a far varare una legge che mettesse la cannabis fuori legge fu un gioco da ragazzi. Anche perchè pare che i tre quarti dei senatori che approvarono il famoso "Marijuana Tax Act" del 1937, tutt'ora in vigore, non sapevano che marijuana e cannabis fossero la stessa cosa: sarebbe stato il genio di Hearst ad introdurre il nomignolo, mescolando le carte per l'occasione. Fatto sta che a partire da quel momento Dupont inondava il mercato con le sue fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi originali Dupont), il mercato dell'automobile si indirizzava definitivamente all'uso del motore a benzina (il primo motore costruito da Diesel funzionava con carburante vegetale), e Hearst iniziava la devastazione sistematica delle foreste del Sudamerica, dal cui legno trasse in poco tempo la carta sufficiente per mettere in ginocchio quel poco che era rimasto della concorrenza. Al coro di benefattori si univa in seguito il consorzio tabaccai, che generosamente si offriva di porre rimedio all'improvviso “vuoto di mercato” con un prodotto cento volte più dannoso della cannabis stessa. E le "multinazionali" di oggi, che influenzano fortemente tutti i maggiori governi occidentali, non sono che le discendenti dirette di quella storica alleanza, nata negli anni '30, fra le grandi famiglie industriali. (Nel caso qualcuno si domandasse perchè mai la cannabis non viene legalizzata nemmeno per uso medico, nonostante gli innegabili riscontri positivi in quel senso). Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.
Abbiamo fatto l'affare del secolo.

giovedì 25 novembre 2010

CURIOSANDO QUA' E LA'

PADOVA: Dolori forti e inspiegabili al ventre. Questi sintomi l'avevano convinta di avere una malattia incurabile. Invece, dopo una banale Tac, il mistero è stato svelato: nel suo stomaco c'era un catetere, un piccolo tubo di sette centimentri, dimenticato 33 anni fa, dopo un'operazione al colon. Sarà una visita in programma a fine aprile a chiarire se la paziente, G.M, padovana che oggi ha 76 anni e nel 1977 venne operata per una colite ulcerosa e poi venne asportato il colon, potrà operarsi di nuovo e togliere il corpo estraneo. Per alcuni medici sarebbe troppo rischioso. Solo dopo molti esami, grazie a una Tac al contrasto, è stata individuata la possibile causa: quei sette centimetri di catetere da drenaggio. La presenza del tubicino - ha detto la donna - si avverte ora con palpazione sulla parte sinistra del ventre, appena sopra la milza.

LONDRA: Buone notizie arrivano dal mondo della scienza e della salute. E’ stato scoperto infatti il gene che regola il battito cardiaco. La notizia è stata diffusa dell’equipe di scienziati britannici che sono riusciti a fare l’importantissima scoperta che apre nuovi interessanti spiragli nell’ambito delle malattie cardiache provocate dalle aritmie. Ora la speranza è che la conoscenza di quello che è stato soprannominato “gene pacemaker” faciliti la creazione di farmaci che combattano malattie cardiache ed infarti. Metà di questi, infatti, sono causati da seri problemi del ritmo cardiaco, come fibrillazioni ventricolari ed atriali. Il ritmo del cuore è controllato da segnali elettrici, che partono da un punto del cuore e attraversano l’intero muscolo. Un’equipe dell’Imperial College di Londra ha individuato il gene che controlla quei segnali e di conseguenza il battito: danni o mutazioni del gene – battezzato Scn10a – aumentano il rischio di malattie cardiache. La conoscenza di questo gene amplierà la conoscenza dei meccanismi che regolano la frequenza del battito, e di conseguenza aiuterà a sviluppare farmaci che lo regolino meglio. In pratica è stato identificato un gene che influenza il ritmo cardiaco: e persone con diverse variazioni avranno rischi maggiori o minori di sviluppare problemi di ritmo cardiaco. Ricordiamo che le malattie legate alle aritmie sono molto comuni, purtroppo, e la fasce di popolazione più colpita è quella maschile intorno ai 50 anni. Nello studio, che ha interessato 20.000 persone, gli scienziati hanno analizzato gli elettrocardiogrammi, misurando il tempo che i segnali elettrici impiegano per raggiungere le varie parti del cuore. Hanno quindi scoperto che variazioni del Scn10a erano associate con ritmi lenti o irregolari, o con un maggior rischio di fibrillazioni. Una nuova speranza per tutti coloro che soffrono di aritmia cardiaca e di malattie ad essa collegate.

BELLUNO: Dopo l'orso Dino, che sta creando qualche problema a 1.300 metri d'altezza nel vicentino, è tornata anche la lince nel parco Nazionale delle Dolomiti. Il Corpo Forestale dello Stato ha infatti trovato indizi di presenza dell'animale sui monti del Sole. Così il Parco promuove un "referendum" per dare un nome alla lince dopo aver battezzato l'orso con Dino, in onore a Dino Buzzati. Erano diversi anni che il felino non lasciava traccia di sé e questo ritorno, dopo quello del plantigrado nello scorso anno, è una conferma dello stato di salute degli ambienti tutelati dal Parco dove un tempo circolavano animali che sono poi stati quasi sterminati dall'uomo. Ora orsi, linci e lupi negli ultimi anni stanno gradualmente riconquistando i territori in cui vivevano un tempo prima di essere scacciati. La loro presenza - rileva il direttore del Parco, Nino Martino - è un segnale importante. Questi animali si trovano al vertice della catena alimentare, il loro arrivo consente di completare il già ricco quadro faunistico del Parco e testimonia la qualità ambientale delle Dolomiti Bellunesi». L'Ente Parco cerca ora di dare un nome alla lince e il suggerimento va indirizzato a http://www.blogger.com/info@dolomitipark.it motivando brevemente la scelta del nome. Le proposte più simpatiche ed originali saranno pubblicate sul sito internet del Parco, tra di esse verrà scelto il nome ufficiale e l'autore riceverà in regalo una felpa con il logo del Parco.

LONDRA: La vitiligine, la malattia della pelle che provoca ampie chiazze prive di pigmento e suscettibili di scottature, potrebbe essere una difesa 'naturale' dal cancro alla pelle. Lo afferma uno studio dell'Universita' St George di Londra pubblicato sul New England Journal of Medicine, basato sull'analisi genetica di oltre 4 mila persone. I ricercatori hanno analizzato una popolazione di 1.514 pazienti con la vitiligine e 2.813 senza, individuando sette geni legati allo sviluppo della malattia. Il 70 per cento del campione generale ha mostrato una combinazione con un gene che aumenta il rischio di vitiligine e uno che diminuisce quella di cancro alla pelle, mentre il restante 30 per cento aveva una versione del primo che diminuisce le probabilita' di sviluppare la patologia associata a una del secondo che aumenta quello del tumore. Non sono state trovate altre combinazioni, il che ha fatto concludere che la maggior probabilita' di avere la vitiligine diminuisce quella del cancro. ''Anche se questa ricerca da' qualche consolazione a chi ha la vitiligine - ha spiegato Dot Bennett, principale autore dello studio - questi pazienti devono comunque fare attenzione al rischio di scottature. Inoltre un rischio ridotto non vuol dire zero rischi''

SALSOMAGGIORE TERME: Gianni Calaon, della provincia di Padova, ha vinto nella sezione Pizza Classica il campionato mondiale di pizza che si è svolto a Salsomaggiore Terme, giunto alla diciannovesima edizione. La vittoria è arrivata con la pizza "Nicoletta", dedicata alla moglie. Questi gli ingredienti: mozzarella, crema di zucchine e salmone, gamberoni e cappe saltate al prosecco, melone, mousse di ricotta di bufala. Il francese Ciro Panella si è classificato primo tra i concorrenti d'oltralpe per le gare di gusto. La gara per la pizza in teglia ha visto vincere un terzetto laziale: primo Claudio Bono di Frosinone, seguito da Giuseppe Carche di di Roma e Maria Tofani di Valmontone (Roma). Per le gare di abilità il pizzaiolo più veloce è stato Domenico Sposato, 39 secondi netti per stendere il disco di pizza, mentre il premio per la pizza più larga è andato a Mario Signorile con un disco di 107,45 cm. Nella categoria Squadra acrobatica ha vinto la Pizza teaming acrobatic dalla Sicilia, capitanata da Vincenzo Camonita.

LONDRA: Voleva "la cresta" come il suo idolo, David Beckham, ma tagliandoli i capelli la mamma ha notato degli strani rigonfiamenti dietro il collo: il segno di una malattia terribile, la leucemia. È accaduto a Kirby Cross nell'Essex , protagonista il piccolo Maddox Tallowin , bambino di tre anni (nella foto). I suoi genitori, dopo aver visto le macchie causate dai rigonfiamenti dei linfomi, lo hanno portato all'Addenbrook Hospital di Cambridge, dove i medici hanno fatto la diagnosi: leucemia. Per fortuna, la malattia era ancora agli inizi, e Maddox è stato subito curato e ora sta bene, anche se dovrà continuare a sottoporsi a trattamenti ancora per tre anni.

WASHINGTON: I neonati imparano anche dormendo. Lo ha scoperto uno studio dell'Universita' della Florida, pubblicato dalla rivista Pnas, che potrebbe essere d'aiuto nell'individuare precocemente malattie neuronali dei bambini, come l'autismo e la dislessia. ''Abbiamo trovato una forma semplice di apprendimento nei bimbi appena nati che non c'e' negli adulti - ha spiegato Dana Byrd, uno degli autori - a quanto pare anche quando dormono per 18 ore i piccoli sono una 'spugna' per le informazioni''. Nell'esperimento ad alcuni neonati di 1 o 2 giorni veniva soffiata un po' d'aria sulle palpebre mentre dormivano, accompagnata da un suono. Dopo circa 20 minuti, 24 bimbi su 26 strizzavano gli occhi solo in presenza del suono. Contemporaneamente un elettroencefalogramma ha mostrato un cambiamento nelle onde cerebrali. I movimenti volontari delle palpebre, spiega ancora l'autrice, riflettono un normale funzionamento dei circuiti del cerebellum, una struttura del cervello. Con questo metodo si possono quindi individuare i bambini che hanno una struttura atipica, potenzialmente a rischio per una serie di malattie come autismo e dislessia.
ROMA: Quasi 4 italiani su 10 vorrebbero mangiare piu' sano ma non ci riescono. Complici: le tentazioni, lo stress e talvolta anche la scarsa conoscenza dell'importanza di un'alimentazione corretta. E' quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti-Censis sulle abitudini alimentari degli italiani. Scorrendo i dati si scopre che uno stato di vera e propria 'frustrazione' affligge il 37% delle persone (quasi 4 italiani su 10). Quota che sale al 40,5% tra i 30-44enni, ad oltre il 40% tra le donne e sopra il 43% tra le casalinghe.
Solo poco piu' del 33% degli intervistati dichiara, invece, di seguire una dieta sana. Tra questi, soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%). "Informarsi sul cibo per gli italiani - si legge nel rapporto - e' sempre piu' importante; infatti, quasi il 62% degli intervistati si dichiara molto informato sui valori nutrizionali, le calorie e i grassi riguardanti i vari alimenti". Non a caso il 34% degli intervistati ritiene, poi, che la propria alimentazione dipenda in via prioritaria da caratteristiche e scelte soggettive (che presumibilmente hanno bisogno di tante informazioni per essere adeguate), il 30,4% dalla tradizione familiare, e poco meno del 19% da quello che ci si puo' permettere, tenuto conto del reddito e dei prezzi". Quanto alle principali fonti di informazione sugli alimenti oltre alla televisione, e' il web (51,1%) la fonte primaria. Seguono quotidiani, settimanali e periodici (34%), poi i familiari e gli amici (25,5%) e il 25,6% ricorre invece ai negozianti e al personale del punto vendita. Come per la salute, anche per il cibo il web e' un formidabile moltiplicatore di offerta informativa e di comunicazione, poiche' la sua logica orizzontale facilita la ricerca individualizzata relativa appunto agli aspetti che singolarmente interessano". "Emerge una importante segmentazione dei comportamenti con oltre 1/3 degli italiani che riconosce il valore dell'alimentazione e si comporta di conseguenza, 1/3 che per stile di vita, tentazioni e stress pur consapevole non riesce a comportarsi correttamente e 1/3 che non e' attento alla tavola per mancanza di conoscenza", ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che "su quest'ultimo segmento occorre responsabilmente lavorare in un Paese come l'Italia che non puo' piu' permettersi di dare per scontata la qualita' del cibo portato in tavola come avveniva nel passato quando gli effetti della globalizzazione non erano cosi' rilevanti".

mercoledì 24 novembre 2010

VIAGGIO NEL TEMPO

Sull’argomento ci abbiamo sognato in più di un film, memorabili quelli della saga “Ritorno al futuro”. Quello di viaggiare nel tempo è un sogno ricorrente nella mente dell’uomo. Un sogno che tra qualche anno potrebbe anche diventare realtà. Ebbene sì, udite udite: gli scienziati, affascinati come noi da questo sogno, si sono messi realmente a studiare le varie possibilità di viaggiare nel tempo e ne hanno ricavato una certezza: si può fare. Seth Lloyd del Mit di Boston alla guida di un gruppo internazionale di studiosi che include pure due italiani (Lorenzo Maccone e Vittorio Giovannetti), ha dimostrato con una sofisticata ma corretta spiegazione come in effetti una viaggio a ritroso nel tempo sarebbe affrontabile. La cosa ancora più affascinante della teoria è il punto da cui il team di Seth Loyd è partito: il teletrasporto che tutti conosciamo grazie al telefilm “Star Trek”. Attraverso “l’effetto di postselezione”, secondo gli scienziati, le particelle potrebbero essere “teletrasportate”. Ma non da un luogo all’altro, come accade nel telefilm, bensì potrebbero essere riportate indietro nella condizione originaria, facendo così compiere un viaggio a ritroso anche nel tempo. Una vera e proprio macchina del tempo quindi, che ci potrà permettere di tornare come eravano anche decenni fa. Per ora continuiamo a sognare…poi un giorno i viaggi nel tempo potrebbero diventare realtà.

martedì 23 novembre 2010

PARKINSON: SCOPERTA ITALIANA

Nuove scoperte sul fronte della lotta al morbo di Parkinson che colpisce ogni anno nel mondo milioni di persone, solo in Italia i malati di Parkinson sono stimati in oltre 220.000. E questa volta la scoperta ‘parla’ italiano. Sono stati identificati per la prima volta alcuni marcatori in cellule del sangue che permetteranno di riconoscere in anticipo i soggetti che potrebbero sviluppare precocemente la malattia. Questa scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proteomics ed è frutto di una ricerca condotta da un gruppo di neurologi e biochimici del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino presso l’ospedale Molinette in collaborazione con il Centro di Neuroscienze dell’Università dell’Insubria a Varese - Busto Arsizio. La ricerca è stata finanziata interamente dall’AAPP (Associazione Amici Parkinson Piemonte onlus). Ma a cosa servirà questa scoperta e perché è così importante? L’aver identificato tali marcatori potrà permettere di distinguere pazienti affetti da malattia di Parkinson da individui non affetti, o affetti da altre malattie neurodegenerative. Il carattere innovativo è aver cercato i marker nei linfociti, le cellule del sistema immunitario nel sangue. Queste cellule condividono alcune caratteristiche con i neuroni soggetti a degenerazione nella malattia di Parkinson e potrebbero riflettere a livello periferico alcune delle alterazioni biochimiche caratteristiche della malattia. Al momento la malattia si manifesta quando la degenerazione non permette più terapie in grado di rallentare la progressione, ma solo di contrastare i sintomi. Se si potesse arrivare prima alla diagnosi, cioè quando ancora i sintomi classici non si sono ancora manifestati, si potrebbero provare diversi farmaci dall’azione protettiva in grado di modificare il decorso della malattia, ma che purtroppo si rivelano inefficaci se la diagnosi è tardiva

lunedì 22 novembre 2010

LA VERA ORIGINE DEI CANI

I cani hanno avuto origine in Medio Oriente e non in Europa o in Cina, come si sospettava finora. Lo dimostra la più vasta analisi genetica mai condotta sul Dna dei cani e dei lupi, i loro parenti più prossimi nella scala evolutiva. La ricerca, pubblicata su Nature, si deve a un gruppo internazionale coordinato dall'Università della California a Los Angeles (Ucla). L'area di origine dei cani è perciò la stessa nella quale sono nati i gatti domestici e molti animali da allevamento, così come l'agricoltura. La scoperta è stata una sorpresa per i ricercatori perché nessun reperto archeologico ha mai dimostrato che i cani abbiano avuto origine in quella zona. "I cani sembrano avere molte più somiglianze genetiche in comune con i lupi grigi del Medio Oriente che con le altre popolazioni di lupi nel resto del mondo", ha detto uno degli autori della ricerca, il biologo evoluzionista Robert Wayne, dell'Ucla. L'analisi genetica che lo dimostra è una delle più vaste mai condotte finora sul Dna dei cani: "Siamo stati in grado di studiare una quantità di campioni senza precedenti", ha detto la coordinatrice della ricerca, Bridgett vonHoldt, dell'Ucla. I campioni sui quali si basa lo studio sono stati raccolti da oltre 900 cani provenienti da 85 allevamenti e da oltre 200 lupi grigi selvatici in popolazioni di Nord-America, Medio Oriente e Asia Orientale. Nel patrimonio genetico dei cani sono stati individuate oltre 48.000 "posizioni" memorizzate in chip genetici: in questo modo è stato possibile confrontare tutti i campioni di Dna analizzati nella ricerca. Le prime testimonianze archeologiche della presenza dei cani in Medio Oriente risalgono a circa 13.000 anni fa, mentre i lupi sono presenti nel Vecchio mondo da centinaia di migliaia di anni. Le più antiche testimonianze archeologiche relative ai cani sono quelle trovate nella Russia occidentale, che risalgono a 31.000 anni fa, e quelle trovate in Belgio, che risalgono a 15.000 anni fa.


domenica 21 novembre 2010

DIFETTI DI NASCITA IN AUMENTO IN CINA

Uno studio durato 5 anni da parte di un gruppo di medici nel Jiangsu ha stabilito che l’inquinamento atmosferico produce un decimo delle malattie congenite alla nascita; anche il 50% dei casi rimanenti sono attribuibili ai problemi dell’ambiente. Il gruppo che ha studiato il fenomeno è quello del dott. Hu Yali dell’università di Nanchino. Dal 2001 al 2006 le malattie dalla nascita sono aumentate in Cina del 50%, giungendo a interessare 1,2 milioni di neonati. Il gruppo del dott. Hu ha studiato 26 mila donne gestanti dal 2001 al 2005 nel Jangsu, che è una delle province più ricche del Paese. Il difetto congenito più diffuso riguarda le malattie di cuore, strettamente legate all’inquinamento dell’aria. Questo tipo di difetto è difficilmente rilevabile con gli strumenti prenatali. Il secondo difetto è il labbro leporino, anch’esso collegato all’inquinamento dell’aria, rilevabile con maggiore facilità. Proprio per questo, spesso le famiglie, quando scoprono questo difetto, chiedono subito l’aborto del feto, per timore che con esso vi siano altre malattie congenite. Il terzo difetto più diffuso è l’idrocefalia (eccesso di liquido nel cervello del bambino), che secondo studi è provocato dalle emissioni dei veicoli a motore. “I difetti congeniti – ha dichiarato il dott. Hu in un giornale di Nanchino – sono la causa maggiore di mortalità fra i bambini”. La percentuale di nascite con difetti congeniti nel Jiangsu è relativamente bassa (l’1%). Ma in province più povere o in aree più inquinate la cifra sale di molto, sebbene non vi siano ancora studi appropriati e ampi. Nel 2007, uno studio svolto a Taiyuan, capitale della provincia dello Shanxi, ricca di miniere di carbone, ha mostrato che l’abbondanza di particolato nell’aria è uno dei fattori che più contribuiscono agli aborti spontanei, ai difetti congeniti e alle morti neonatali. Per l’80% dei cinesi l’inquinamento dell’aria e dell’acqua è “la più grave minaccia” del Paese. La degradazione dell'ambiente è uno dei frutti del selvaggio sviluppo industriale prodottosi in Cina negli ultimi 30 anni. Nel 2006 la Cina è divenuto il Paese più inquinato del mondo, superando gli Stati Uniti.

sabato 20 novembre 2010

IL PUNTO CALDO DELLA BIODIVERSITA'

Grazie all’isolamento geografico, il paese è un paradiso di biodiversità. Ma la pressione demografica e l’instabilità politica accelerano il saccheggio delle sue preziose risorse.

Il “viale dei baobab”, vicino a Morondava, è area protetta dal 2007, ma è anche l’unico tratto sopravvissuto di una fitta foresta abbattuta per fare spazio ai campi coltivati. Il Madagascar è la quarta isola del mondo per superficie (585 mila chilometri quadrati). Sebbene tutte le isole abbiano una loro biosfera unica, il Madagascar (che si è separato dall’Africa circa 165 milioni di anni fa) è un caso a sé: circa il 90 per cento della flora e della fauna sono endemiche, e non si trovano in nessun altro luogo del pianeta. Lo spettacolo extraterrestre di enormi baobab con i tronchi a forma di carota, di spettrali lemuri, e di intere “foreste” di alti pinnacoli di pietra può far sgranare gli occhi anche al più navigato dei viaggiatori. Ma questa bellezza unica e indimenticabile va a braccetto con la disperazione quotidiana della popolazione. I malgasci, principale gruppo etnico dell’isola, hanno un modo di dire a dir poco eloquente: “meglio morire domani che morire oggi”. Il malgascio medio vive con circa un dollaro al giorno. E dato che la popolazione del Madagascar, più di 20 milioni di abitanti, cresce del tre per cento ogni anno - uno dei tassi di crescita più alti di tutta l’Africa - il contrasto tra la ricchezza della terra e la povertà dei suoi abitanti aumenta di giorno in giorno. Per questo motivo gli ambientalisti, allarmati, hanno definito il Madagascar un punto caldo della biodiversità.

venerdì 19 novembre 2010

BATTERI MOSTRO

I ricercatori hanno scoperto che le rimanenze di medicinali stanno dando vita a "batteri-mostro”, resistenti ai farmaci che prosperano all'interno degli squali. Ciò suggerisce che antibiotici come la penicillina vengano dispersi nell'ambiente, spingendo batteri resistenti ai farmaci a evolversi e moltiplicarsi in mare. "I batteri riproducendosi possono trasferire materiale genetico”, dice il responsabile della ricerca Mark Mitchell, professore di clinica veterinaria alla University of Illinois a Urbana-Champaign. Mitchell e i suoi colleghi hanno trovato batteri resistenti agli antibiotici in sette specie di squali (tra cui squalo toro e squalo limone) ma anche in un pesce commestibile, Sciaenops ocellata, che vive nelle acque costiere del Belize, della Florida, della Louisiana e del Massachusetts. Benché la resistenza ai farmaci possa anche essere frutto di mutazioni casuali nei batteri, vi sono testimonianze schiaccianti dell'origine umana di questa caratteristica, afferma Mitchell. "Cosa fa la gente quando non finisce gli antibiotici? Li butta nello scarico o nell'immondizia”, dice lo studioso. I batteri esposti ai medicinali sviluppano resistenza, dice Mitchell, quindi "corriamo il rischio di creare questi batteri-mostro”. Che, a loro volta, possono causare malattie particolarmente virulente negli squali e nei pesci. Ma i ricercatori sono preoccupati che questi batteri possano risalire la catena alimentare arrivando all'uomo. Benché gli squali non facciano normalmente parte della nostra dieta, noi mangiamo quello che mangiano loro: crostacei e pesci. Quindi, avverte Michell, dobbiamo prestare molta attenzione a quello che ingeriamo. "A me piace il sushi”, dice il ricercatore, "ma conoscendo i rischi cui vado incontro, cerco pesce sano e catturato in mare, dove l'esposizione ai farmaci può essere minore”.

giovedì 18 novembre 2010

STAMPELLE ADDIO, ARRIVA L'ECOSCHELETRO

Gli esoscheletri, speciali apparecchiature cibernetiche nate a scopo militare, presto saranno disponibili anche per chi è affetto da paralisi: si potrà camminare e muoversi in libertà. In natura gli esoscheletri sono strutture ossee esterne, più o meno rigide, che hanno la funzione di proteggere gli esseri viventi. Il termine esoscheletro, in questo senso, è sinonimo di guscio, corazza, conchiglia ed è usato in contrapposizione ad endoscheletro, ossia la struttura ossea interna ad un organismo. In tecnologia, invece, la parola esoscheletro indica un’apparecchiatura cibernetica in grado di potenziare le capacità fisiche (forza, agilità, velocità) della persona che la indossa. Oltre al campo militare, da anni gli esoscheletri sono utilizzati anche dai lavoratori che devono operare in condizioni estreme o sollevare carichi molto pesanti. In questi casi, però, si tratta sempre di prototipi (come quello del M.I.T. di Boston del 2007) oppure di esoscheletri fatti su misura e progettati per assolvere compiti molto specifici. Alcuni centri di ricerca, però, hanno deciso di mettere questa tecnologia al servizio dei meno fortunati, attraverso la sperimentazione degli esoscheletri in campo medico e nelle terapie riabilitative. Scopo delle ricerche è di realizzare apparecchiature sempre più leggere, ma resistenti e di facile utilizzo, in modo da arrivare alla produzione in serie degli esoscheletri e alla loro commercializzazione su larga scala. I ricercatori della Berkeley University of California hanno messo a punto una struttura robotica collegata ad un paio di stampelle, in grado di sostituire la sedia a rotelle e permettere ai paraplegici di reggersi sulle proprie gambe e camminare. Questo esoscheletro, che è stato presentato ai primi di ottobre la Berkeley Bionics, si chiama eLEGS: è leggero, semplice da indossare e da togliere e permette di camminare con un andatura relativamente naturale. E’ dotato di una batteria ricaricabile avente un’autonomia di 6-8 ore, di pompe che permettono il movimento coordinato dell’anca e del ginocchio e di sensori di pressione posti sui talloni per assicurarsi che entrambi i piedi non si stacchino dal terreno nello stesso momento. Per il momento eLEGS non è ancora in commercio, ma dalla seconda metà del 2011 negli U.S.A. sarà disponibile al pubblico presso i centri di riabilitazione, sotto controllo medico e con la supervisione di un fisioterapista. La ditta neozelandese REX Bionics, invece, dopo sette anni di sperimentazioni, ha realizzato un esoscheletro che sarà messo in vendita entro la fine del 2010 in Nuova Zelanda e nel 2011 in Europa e negli U.S.A. REX (questo è il nome del prodotto commerciale) è azionato da un semplice joystick, è agevole da infilare e rimuovere ed è dotato di batteria ricaricabile, ma – a differenza di eLEGS – è in grado sorreggere da solo l’intero peso del corpo, lasciando le mani libere e consentendo ai paraplegici di poter svolgere tranquillamente lavori manuali. Insieme all’acquisto dell’esoscheletro, la REX Bionics fornirà anche un corso di due settimane per imparare il corretto utilizzo dell’apparecchiatura. Tra le nazioni che stanno lavorando al perfezionamento degli esoscheletri, non poteva mancare il Giappone. La Cyberdine, ha ideato una vera e propria armatura hi-tech, realizzata con materiali resistenti e ultraleggeri, chiamata HAL – acronimo di Hybrid Assistive Limb. Oltre a camminare, l’apparecchiatura permette all’utente di alzarsi, sedersi, sollevare pesi, salire e scendere le scale. Pesa solo 23 chilogrammi, è dotata di una batteria con un’autonomia continuativa di quasi 3 ore e munita di sensori appoggiati sulla pelle di chi lo indossa, che intercettano i segnali nervosi inviati dal cervello ai muscoli e permettono il movimento. HAL è già disponibile sul mercato giapponese (e dal prossimo anno lo sarà anche in Europa), ma per il momento può essere solo affittato e non acquistato. Anche Honda, che sta studiando il campo della deambulazione assistita da oltre 10 anni, ha presentato al pubblico un paio di esoscheletri ultraleggeri che agevolano i movimenti. Il primo si chiama Stride Management Assist ed è un ausilio da mettere intorno ai fianchi, pensato per chi è ancora in grado camminare, ma ha la muscolatura delle gambe indebolita (ad es. a causa dell’età o di un lavoro usurante). Il secondo, Bodyweight Support Assist, è un esoscheletro costituito da un piccolo sedile e due gambe metalliche da infilare nelle scarpe, che scaricano a terra il peso del corpo. Tutte queste apparecchiature cibernetiche consentono alle persone affette da lesioni del midollo spinale o aventi problemi di deambulazione di muoversi in libertà, aumentando la loro autonomia e migliorandone notevolmente la qualità della vita.

mercoledì 17 novembre 2010

DDT FOREVER

Siamo ancora accerchiati dal micidiale DDT, l’insetticida che nella stragrande maggioranza dei paesi è stato messo fuori legge per i suoi effetti tossici fin dagli anni ’ 70. Lo rivela lo studio di due scienziati tedeschi di cui riferisce il sito della rivista Nature. Sul banco degli imputati questa volta sono gli oceani (ma chi ce l'avra' buttato tutto questo DDT negli oceani?). E' da essi che parte incessantemente il ciclo che riporta la molecola di dichlorodiphenyltrichloroethane nell’aria e poi, attraverso la pioggia, di nuovo in mare, con un progressivo aumento della concentrazione nell’acque fredde dell’emisfero nord, con sensibili danni per la fauna marina e alcuni uccelli. Si calcola che dagli anni ’40 agli anni 70 siano stati dispersi circa 1,5 milioni di tonnellate di questo insetticida, usato sia come pesticida in agricoltura sia per combattere alcuni malattie diffuse dagli insetti, malaria in testa. Irene Stemmler e Gerhard Lammel dell’istituto Max Planck di Magonza hanno fatto una serie di simulazioni al computer e ne hanno dedotto che dobbiamo rassegnarci a convivere col DDT. Sia perchè alcuni paesi, specie per ragioni sanitarie, ne fanno ancora uso, sia perchè vanno considerati il deterioramento dei barili di stoccaggio e la presenza di DDT, sia pure in minima quantità, ancora in molti insetticidi di uso comune. Ma il problema principale è dato dagli oceani, che rilasciano incessantemente ciò che è stato riversato in essi. Il processo non sarà eterno. Anche il DDT finirà col sedimentare sui fondali marini e una parte verrà distrutta nell’atmosfera dalla luce solare. Ci sono poi microrganismi che ne distruggono la molecola.

martedì 16 novembre 2010

UNA MINACCIA D'ORO

"Lottiamo per proteggere la nostra Sierra La Laguna. È una riserva di biosfera riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità e la vogliono distruggere. Una miniera d'oro a cielo aperto, ecco cosa vogliono ricavare dal cuore del nostro paradiso, non curandosi del fatto che si tratti di un'attività altamente inquinante che metterà in pericolo l'intero ecosistema della regione. L'acqua sarà contaminata e la salute dell'uomo messa a rischio". A raccontare il dramma che sta vivendo la regione messicana dove sorge il pueblo mágico Todos Santos, municipio La Paz, stato di Baja California Sur, è Elena Moreno, del gruppo ecologista Agua vale mas que oro e che insieme ad altri gruppi di pressione sta tentando di sollevare un polverone legale, politico e mediatico intorno a questo scempio che sta per iniziare. "La cosa rischia di scapparci di mano, abbiamo solo 45 giorni per riuscire a evitare che sia firmato l'ultimo permesso dalla Semarnat, che è l'ente che dovrebbe controllare che tutto sia in regola. Il governatore dello stato di Baja california Sud sta facendo pressione per l'approvazione del progetto, dato che ovviamente ci sono in ballo tanti, anzi, troppi interessi. Abbiamo bisogno di tutti, affinché l'attenzione della comunità internazionale costringa questa gente a rispettare le regole", aggiunge Alessandra Ugolini, che da anni vive a Todos Santos e che si è buttata anima e corpo in questa causa. Ma andiamo per gradi. La compagnia Paredones Amarillos, sussidiaria della statunitense Vista Gold, ha ormai finito la fase dell'esplorazione nell'area che pare ricca di oro e ora sta solo aspettando di ottenere il permesso federale per iniziare a trivellare, estrarre, distruggere e avvelenare la preziosa terra messicana. E' solo questione di giorni. Ma gli abitanti non ci stanno e si sono organizzati in gruppi di pressione per evitare quella che considerano una vera e propria condanna a morte, nonostante il governo dello stato lo definisca un grande affare, che creerà posti di lavoro diretti e indotti. "Utilizzeremo tutti gli strumenti giuridici in nostro possesso - ha spiegato Pedro Zapata Morales, coordinatore dell'organizzazione Agua de Niparajá - affinché il progetto venga cancellato, compresa la dichiarazione Onu del 1994, che considera la riserva di biosfera patrimonio dell'umanità". Un patrimonio che presto sarà attraversato da cianuro, arsenico, acido solforico e metalli pesanti, che lo manderanno letteralmente in fumo, trasformandolo in lingotti purissimi e in guadagni altisonanti per pochi eletti: le multinazionali. Per estrarre quaranta tonnellate d'oro, l'impresa produrrà undicimila tonnellate di scarti che innaffieranno i boschi di pini e di querce e le 86 specie differenti di piante autoctone che lo caratterizzano. E in dieci anni, 58,7 ettari di quel terreno unico al mondo, principale fonte di acqua dolce dell'intera Baja California Sud, saranno sostituiti da un enorme cratere senza vita, equivalente a 54 campi da calcio. E le falde acquifere di Todos Santos, El Carrizal e La Paz, a cui attingono migliaia di persone, diverranno veleno. "I costi ambientali e sociali del progetto sono molto alti e i benefici minimi - precisa Zapata Morales - visto che quell'oro estratto arricchirà un manipolo di stranieri". E quindi, dito puntato contro le autorità ambientali, dato che è a causa di una loro "svista" che alcune zone del bosco sono state catalogate come "aree destinate a speciale utilizzo", e quindi aggredite dalle multinazionali. Ad arrivare, per prima, fu la canadese Echo Bay, che riuscì a ottenere una concessione e a far approvare lo studio di impatto ambientale. Era il 1997, da allora i permessi sono passati alla statunitense Vista Gold, che ha sede a Denver, Colorado e che attraverso la Paredones Amarillos gestirà la miniera. Almeno che qualcosa non cambi. Paredones Amarillos, dal canto suo, promette di prendersi cura dell'ambiente, di monitorare e rimediare i possibili danni e di investire il più possibile per chiudere la miniera in tempi brevi. Ma la gente non ci sta: "Per tutti noi, più costi che benefici", ripetono, visti i soli trecento posti di lavoro per dieci anni, e dato il bisogno di personale specializzato che sicuramente sarà preso da fuori. Niente in confronto ai danni, alle difficoltà che creerà all'agricoltura organica certificata, al bestiame e all'attività ecoturistica di Todos Santos, unico villaggio magico di Baja California Sud. E tutte le rassicurazioni su un progetto di estrazione sicuro e a basso impatto sociale non scalfiscono la paura e la rabbia degli abitanti di questo paradiso. Anche perché, se il prezzo dell'oro banalmente diminuisse e il progetto diventasse insostenibile, l'azienda non ci penserebbe due volte ad andarsene. E tutto quello scempio diventerebbe un dramma nazionale, dato che rimediare a quel punto spetterebbe solo al Messico, un paese ancora schiavo delle dinamiche capitaliste, con una legge sulle miniere a dir poco lasciva e a esclusivo vantaggio delle multinazionali.

lunedì 15 novembre 2010

PERICOLOSA MA PREZIOSA

Nonostante sia velenosa e sia uno degli animali più lunghi del mondo, la Cyanea capillata, nota anche come Medusa dalla criniera di leone, si sta rivelando un insolito e inaspettato difensore degli oceani contro l’invasione di una specie marina devastante per l’ecosistema, come spiega la rivista ‘New Scientist’. La Cyanea è la medusa più larga conosciuta e contende il record di animale più lungo di tutti i tempi, con la sua pancia di oltre 2,5 metri di larghezza e i suoi tentacoli che possono allungarsi fino a 30 metri (circa la stessa lunghezza della balena blu). Aino Hosia, dell’istituto di ricerca marina di Bergen, e Josefin Titelman, dell’università di Gothenburg, hanno scoperto che la medusa ha come preda lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi, un organismo simile alle meduse per forma, consistenza e trasparenza, innocuo per l’uomo ma molto dannoso per l’ecosistema marino, perché impoverisce le risorse ittiche mangiando le uova e le larve dei pesci. Originario dell’Atlantico occidentale, si è poi diffuso nel Mar Nero con le acque di zavorra delle navi ed è arrivato anche nel Mediterraneo, soprattutto nella laguna di Orbetello. ”La medusa criniera di leone – spiegano i ricercatori – può dunque essere un valido aiuto nell’arginare l’invasione dei Mnemiopsis leidyi, che il 90% delle volte scappano dai loro attacchi, ma alla fine finiscono per soccombere”.

domenica 14 novembre 2010

BREVI DAL MONDO

MILANO; Moderni "cavalli di Troia" molecolari per insidiare il cancro da dentro, e combattere l'angiogenesi sferrando l'attacco all'interno delle mura delle cellule endoteliali. Gli scienziati italiani del Gruppo MultiMedica guidati da Adriana Albini, hanno introdotto nelle cellule dei vasi sanguigni un interruttore proteico capace di spegnere uno dei recettori piu' subdoli per lo sviluppo delle neoplasie, il recettore Met. La ricerca, sostenuta da AIRC e dalla Compagnia di San Paolo di Torino e' stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Oncogene del gruppo Nature Press. "La strategia - spiega Adriana Albini, Direttore Scientifico MultiMedica Castellanza e Responsabile Ricerca Oncologica dell'IRCCS MultiMedica - sfrutta la capacita' che hanno alcune sequenze virali di penetrare attraverso la membrana cellulare all'interno delle cellule bersaglio". La sperimentazione e' stata condotta dalle giovani ricercatrici Anna Rita Cantelmo e Rosaria Cammarota, che hanno osservato come sia stato possibile bloccare le principali risposte biologiche indotte dal recettore Met nelle cellule endoteliali sfruttando le capacita' di ingresso della proteina Tat del virus HIV. Hanno collaborato alla scoperta vari studiosi, tra cui Maria Prat dell'Universita' di Novara, Douglas Noonan dell'Universita' di Varese, il CBA di Genova, e il Direttore dell'Istituto Oncologico IRCC di Candiolo (Torino), Paolo Maria Comoglio. "Nella ricerca per la salute spesso si sfruttano paradossalmente proprieta' dei patogeni - prosegue Adriana Albini -, cosi' la nostra esperienza sulla proteina necessaria alla replicazione del virus dell'AIDS ci ha permesso di imitare un percorso vizioso virale e trasformarlo in virtuoso, anticancro. Sfruttando una piccola porzione della proteina del recettore Met coinvolta nella trasduzione del segnale siamo riusciti a bloccare la capacita' delle cellule endoteliali di moltiplicarsi e formare nuovi vasi sanguigni". Met, il recettore ad attivita' tirosin-chinasica per il fattore di crescita degli epatociti (HGF), e' un protagonista essenziale dell'angiogenesi associata a diverse condizioni patologiche, quali tumori, malattie reumatiche e degenerazione maculare, pertanto rappresenta un bersaglio importante di terapia. La proteina "cavallo di Troia" ha esercitato la sua azione inibitoria in cellule e in modelli preclinici, senza manifestare effetti tossici e spegnendo Met ad una concentrazione piu' bassa rispetto agli inibitori gia' in commercio. L'effetto e' stato confermato anche quando viene guidata nelle cellule endoteliali da un altro "conducente", una sequenza della proteina Antennapedia.
BRUXELLES;Invasione di pappagallini nel cielo di Bruxelles: secondo l’Istituto per le gestione dell’ambiente, sarebbero ormai circa diecimila rispetto alla quarantina degli anni ‘70 quando i primi furono liberati da un giardino zoologico. Solo tre anni fa, raccontano i quotidiani locali citando l’istituto ”Bruxelles Environnement”, i pappagallini che popolavano i parchi della cittàerano settemila. L’aumento significativo potrebbe ora mettere in pericolo le specie indigene.La Regione di Bruxelles sta preparando un piano d’azione per limitare il fenomeno: se necessario, dicono gli esperti, una parte delle cocorite sarà catturata e sterilizzata. Bruxelles non è l’unica città ad ospitare i pappagallini originari dell’Australia. Considerata una specie invasiva, quella delle cocorite ha popolato anche altre città in diverse parti d’Europa, dalla Francia alla Gran Bretagna.
MILANO: Dalla galera alle passerelle, passando per una notte in cui, ubriaco, alla guida di un furgone ha ucciso 4 ragazzi di età compresa tra i 16 e i 19 anni. E' una storia sorprendente la vita di Marco Ahmetovic, il rom di 22 anni che il 23 aprile del 2009, alla guida di un furgoncino e completamente ubriaco, uccise 4 giovani su una strada statale nei pressi di Appignano, in provincia di Ascoli Piceno. Sta scontando la sua pena in un residence con piscina.. ...a breve sarà il testimonial di una collezione di jeans disegnata apposta per lui: la 'romjeans' Il fatto che il volto del giovane romeno possa trovarsi su dei cartelloni pubblicitari, e che qualcuno sia disposto a pagare un cachet di 30.000 euro, stando alle indiscrezioni, perchè lui faccia da testimonial, sta suscitando indignazione di tutti. Non si può accettare una cosa simile, nessuno di queste persone che usano il rom per soldi e per renderlo famoso ha rispetto per il dolore dei genitori, dei familiari e amici.. ..e soprattutto per il ricordo "DEI QUATTRO ANGELI" NON COMPRATE QUEI JEANS!! NEMMENO PER BRUCIARLI

venerdì 12 novembre 2010

MONTENEGRO O MONTECIECO?

”La costruzione di quattro dighe per la produzione di energia idroelettrica sul fiume Moraca in Montenegro rischia di degradare irreversibilmente una delle più importanti aree umide dell’Europa orientale”. All’indomani dall’apertura della Conferenza Onu sulla Biodiversità in corso a Nagoya (COP 10), il WWF lancia l’allarme su un paradiso sconosciuto ai più, a pochi chilometri dalle coste italiane che subisce lo stesso destino riservato ai bacini dell’Amazzonia o del Congo, dove lo sfruttamento delle risorse idriche per la produzione di energia non tiene conto del grande patrimonio di biodiversità e dei servizi economici ad esso legati. L’enorme impianto idroelettrico della potenza di 600 GWh l’anno – spiega il WWF – dovrebbe servire a coprire il fabbisogno energetico nazionale e ad esportare energia, in Italia in particolare attraverso un elettrodotto in Adriatico per la cui realizzazione esiste già un accordo dei due governi. Se realizzate secondo le linee guida indicate, le dighe danneggeranno non solo l’ecosistema fluviale del Moraca, ma l’intero patrimonio di biodiversità del lago Scutari, il più esteso della penisola balcanica. A rischio di sparizione specie ittiche molto rare e all’orizzonte una riduzione dei proventi dal settore della pesca del 30%, con una perdita di reddito pari a 1,5 miliardi di euro l’anno. Il Lago Scutari, di cui il fiume Moraca è il principale affluente, è protetto dalla Convenzione di Ramsar ed è al centro di una zona umida, dimora di circa 1900 specie vegetali e piu’ di 400 specie animali tra mammiferi, pesci, uccelli, rettili e anfibi, molte delle quali endemiche. L’intera area è inoltre uno degli ultimi siti di nidificazione dell’Adriatico di molte specie di uccelli. Questo immenso patrimonio rischia di subire uno squilibrio irreversibile a causa della costruzione di quattro dighe sul fiume Moraca, progettate in assenza di una seria Valutazione Ambientale Strategica e in violazione di quanto l’Unione europea prescrive in tema di trasparenza e sostenibilità.

giovedì 11 novembre 2010

VERDE (MARCIO) KIWI

L'associazione ambientalista Forest & Bird ha rivelato il progetto governativo di consentire scavi minerari in 7000 ettari di foreste di alto valore nella West Coast Paparoa National Park, nella Great Barrier Island e nella penisola di Coromandel. Secondo Kevin Hackwell, di Forest & Bird, si tratta di aree di straordinario valore paesaggistico e ecologico, motivo per cui sono stati protetti dalle miniere. "Non si tratta solodi colline coperte di ginestre, ma di rarissime rane di Hochstetter, di specie minacciate come l'alzavola bruna, di foreste mature e aree selvatiche incontaminate". Il governo ha ridimensionato e ritardato l'annuncio del progetto, a causa dell'opposizione delle popolazioni allo sviluppo di attività minerarie nei parchi nazionali. "Il primo ministro John Key ha detto di prevedere un piano di estrazione mineraria 'chirurgica' a basso impatto. Ma si tratta di aree protette, proprio perché di alto valore di conservazione" ha aggiunto Kevin Hackwell. Il minerale è presente in basse concentrazioni e a cielo aperto - è quindi assai difficile l'estrazione 'chirurgica' promessa dal governo. "In Nuova Zelanda, si ottiene una media 3 grammi di oro per ogni 1400 kg di roccia estratta. Una società mineraria non lavora con un piccolo trapano, aprendo piccoli fori, se deve lavorare enormi quantità di roccia", dice Kevin Hackwell. Il governo intende creare un fondo di conservazione da canoni di concessione mineraria, ma -osservano gli ambientalisti - se si evita di sbancare le aree naturali, non c'è neppure bisogno di un fondo per cercare di ripristinarle.

mercoledì 10 novembre 2010

RICORDATE ALFREDINO ???

Il 10 Giugno 1981 l’Italia si ferma. Le televisioni trasmettono le immagini del paese di Vermicino, nei pressi di Roma dove un bambino di 6 anni, Alfredo Rampi è caduto in un pozzo artesiano. La vicenda si trasforma immediatamente, per la prima volta in Italia, in un fenomeno mediatico in cui milioni di persone seguono in diretta tv la vicenda, trasmessa a reti unificate. La diretta piu lunga della storia, da venerdi 12 giugno a sabato 13 giugno. La polizia accorre sul luogo in serata, chiamata dai genitori e localizza il bambino. Poco dopo mezzanotte arrivano i Vigili del Fuoco. Il pozzo è largo 30 cm, profondo 80 metri. Si pensa che Alfredino si sia bloccato a 36 metri: scivolerà invece fino a 60. Una tv locale si precipita sul posto a registrare il primo tentativo di salvataggio con una tavola di legno, metodo proposto da un gruppo di speleologi: ma si rivelerà un fallimento totale. Il Comando dei Vigili del Fuoco li allontana quindi senza riserve: il tentativo ufficiale sarà scavare un pozzo parallelo con una trivella. Si fa un appello tv per reperirla. Prontamente, risponde un privato. Le immagini, intanto, sono sempre piu tragiche Un microfono calato nel pozzo diffonde i lamenti agghiaccianti del piccolo e le grida della madre. A Vermicino, intorno al pozzo si raduna una folla di migliaia di curiosi e volontari. Compaiono, a vendere generi alimentari, anche gli ambulanti. Isidoro Mirabella, un coraggioso volontario, si cala nel pozzo nella serata di Giovedì. Venerdì pomeriggio il Presidente Pertini arriva facendosi largo tra la folla. In serata, il colpo di scena: Alfredino è caduto troppo in basso e la trivella e inutile. Bisogna calare gli speleologi, che fin dall’inizio avevano criticato l’uso della trivella. Secondo Tullio Bernabei, è ormai un’impresa disperata. È lui a calcolare la vera distanza cui si trova Alfredino: oltre 60 metri. I candidati si scambiano il testimone: Claudio Aprile poi Angelo Licheri, infine un nano ed un contorsionista. L’ultimo tra loro, Donato Caruso, annuncia la tragedia: Alfredino non si muove più. È morto. Dopo 60 ore di reality show, la folla si scioglie: lo spettacolo è finito. I 21 milioni di italiani che hanno seguito la vicenda in Tv cambiano canale: tornano all’attentato al Papa, alla loggia P2, alle Brigate Rosse. Solo a 31 giorni dalla caduta, verrà recuperato il corpo di Alfredino. Ad anni di distanza, ancora ci si interroga sulle “ipotesi dolose” dichiarate nulle dalla procura di Roma. La caduta e stata davvero casuale oppure qualcuno ha spinto il bambino. e perche'?. E che cosa ha fatto di una vicenda di cronaca un evento mediatico di portata nazionale?. E forse proprio da quel momento che nasce l'era della televisione, la televisione spettacolo che fa tutt'uno con il suo pubblico.
FONTE Raieducational

martedì 9 novembre 2010

AUTOSTRADA SERENGETI

L’integrità del parco del Serengeti è a rischio a causa di un’autostrada. Il governo della Tanzania vuole costruire una superstrada per il traffico commerciale tra Arusha e Musoma, che entrerebbe nell’area nord del Serengeti National Park, tagliando la rotta migratoria di 2 milioni di gnu e zebre. Secondo la Frankfurt zoological society (Fzs) questo potrebbe portare la popolazione degli gnu ad un quarto di quella attuale, perché non riuscirabbero più a raggiungere le aree di pascolo e di riproduzione, inoltre la strada aumenterebbe il conflitti uomo-animali, anche con incidenti stradali con perdite umane e di fauna, l’aumento del trasporto di bestiame invece farebbe aumentare le malattie. Per la Fzs “queste aree wilderness sono un habitat fondamentale per specie minacciate come rinoceronti e licaoni e con molte buone ragioni il piano di gestione del Parco nazionale del Serengeti non consente strade commerciali in tutto questo settore”. L’istituto tedesco non mette in dubbio che siano necessarie infrastrutture stradali per aiutare gli agricoltori a raggiungere i mercati e che sulla carta il percorso della strada proposta sensato perché è il più breve tra i centri abitati esistenti nel Serengeti: “Ma siamo sinceramente convinti che la strada avrà effetti disastrosi per l’intero ecosistema”.

lunedì 8 novembre 2010

BUENA VISTA SOCIAL CLUB

Un collettivo di musicisti cubani in attività da oltre mezzo secolo. Il nome deriva, prevedibilmente, da uno storico club cubano nel quale si rifugiavano a scordare i loro problemi i cittadini di etnia nera: la musica era quella afro-cubana, mambo, salsa, arricchita da influenze di bolero e ballate strappalacrime. La stessa recuperata oggi dal collettivo, la cui peculiarità è di includere nei propri ranghi anche alcuni musicisti già in circolazione allora, vera memoria storica della cultura e delle tradizioni dell’isola. Nel 1996 i Buena Vista Social Club (con la partecipazione del chitarrista Ry Cooder) pubblicano il loro primo disco, e nel 199 il regista Wim Wenders realizzerà un documentario sulla storia della band che lancerà definitivamente il fenomeno Buena

Buena Vista Social Club era il nome di un club dell'Avana, il cui ingresso era riservato alle persone di colore. Quasi quarant'anni dopo la chiusura del club, un gruppo di all star cubane si fondono nell'Afro-Cuban All Stars. A produrre l'ensemble è Nick Gold. È in modo rocambolesco che all'iniziativa partecipa anche il chitarrista californiano Ry Cooder. Il disco Buena Vista Social Club esce nel 1996. Nel 1999, Wim Wenders dirige un documentario sull'intera vicenda della produzione e sui membri dell'orchestra, anch'esso intitolato Buena Vista Social Club. Il club era attivo fin dal 1932 e aveva raggiunto con il tempo una tale notorietà che diversi celebri cubani gli avevano dedicato canzoni: così Arsenio Rodríguez con Buena Vista en guaguancó e Israel López (Cachao) con Club Social Buena Vista. Prima del 1959, esistevano a Cuba diverse società, spesso legate alle differenti etnie: quella nera, quella spagnola, quella cinese e altre ancora. Per quanto riguarda la prima di queste, le più famose furono la Unión Fraternal, Las Águilas, Marianao Social, Atenas, Antillas, Isora, Jóvenes del vals e, infine, il Club Social Buena Vista, che prendeva il nome da Buena Vista, quartiere dell'Avana. Quando nel 1939 si inaugura la sala che poi diverrà il Tropicana, distante un chilometro dalla sede del Buena Vista, questo si trasferisce nell'antico quartiere Alturas de almendares. Il club, oltre a fornire servizi tipici di un'associazione (come lezioni di cucito per le adolescenti), concentrava i suoi sforzi nell'organizzazione delle sale da ballo: orchestre di varia estrazione accompagnavano i balli della tradizione cubana. La strada su cui affacciava l'ingresso del club si riempiva di appassionati, spesso bianchi cui era negato l'ingresso.

Membri dell'Afro Cuban All Stars
Juan de Marcos González - percussioni
Ibrahim Ferrer - voce
Rubén González - piano
Compay Segundo - chitarra, voce
Ry Cooder - chitarra
Idania Valdés - voce
Pío Leyva - voce
Manuel "Puntillita" Licea - voce
Orlando López - contrabbasso
Manuel "Guajiro" Mirabal - tromba
Eliades Ochoa - chitarra, voce
Omara Portuondo - voce
Barbarito Torres - laud
Amadito Valdés - timbales
Joachim Cooder - batteria
Nick Gold - produttore per la World Circuit Records

Articoli
Quel disco senza tempo.....
BVSC il film



domenica 7 novembre 2010

DISASTRI AMBIENTALI: GLI 8 EVENTI PEGGIORI DELLA STORIA

Sette sono stati i giorni con i quali, si presume, Dio abbia creato la terra. Otto invece sono i principali disastri ambientali che la stessa terra ha dovuto subire dall'uomo. E' il noto sito americano Treehugger ad affermarlo, attraverso la stesura di una particolare classifica delle catastrofi ambientali nella quale sono stati citati le più negative "mosse" compiute dall'uomo nei confronti del Pianeta.

1) Questa singolare hit parade del "male" vede al primo posto la guerra.
I conflitti a fuoco sono infatti la principale causa, anche indirettamente, di tante catastrofi. Che si tratti di completare la devastazione operata da armi nucleari o di una pratica antica come spargere sale sulla terra dei nemici sconfitti, la guerra è per sua stessa natura distruttiva. Inoltre, i frutti (negativi) della guerra non si raccolgono solo immediatamente: a tal proposito basti pensare alle sostanze chimiche che ci lasciano in eredità alcuni tipi di armi. Queste scorie producono problemi a noi attraverso malattie e malformazioni, ma soprattutto contaminano per decenni l'ambiente sbilanciando il suo eco-sistema naturale. È un triste fenomeno che ci accompagna purtroppo dalla nascita delle prime civiltà e le cause del suo scoppiare sono sempre le solite: problemi legati all'economia, alla religione, alla conquista di territorio e delle risorse primarie. Sarebbe il caso di ricominciare ad imparare a lavorare insieme per concentrare l'energia e risolvere i problemi a portata di mano, ma come si sa gli interessi dei singoli sono troppo grandi e fino a quando questo sistema chiamato Mondo non imploderà dirompendosi in una crisi lancinante, forse nessuno se ne renderà conto.
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2) Al secondo posto troviamo un disastro chimico datato 3 dicembre 1984: Bhopal.
Nella contea di Mavda Pradesh in India, in quel giorno di inizio dicembre vi fu una fuga di pesticidi da una fabbrica della Union Carbide. I morti stimati furono circa 4.000, deceduti in seguito ad una "nebbia mortale" che abbracciò tutta la zona. Più di 50.000 furono, invece, i contaminati che subirono dei gravissimi danni come la cecità, insufficienza renale e malesseri permanenti degli apparati interni. Gli attivisti hanno stimato che nel corso degli anni i morti causati indirettamente dall'incidente chimico furono quasi 20.000. Alcuni studi hanno suggerito insufficienze gravi nelle misure di sicurezza presso l'impianto, compresa la mancanza di valvole di sicurezza per evitare la miscelazione di acqua nelle cisterne, di isocianato e di metile, cosa che ha contribuito prepotentemente alla diffusione del gas tossico. Inoltre, i depuratori per trattare la fuga di gas a quanto pare erano fuori servizio per riparazioni. Union Carbide ha sempre sostenuto nel corso degli anni che l'incidente si poté verificare solo mediante atti di sabotaggio. Quale sia la verità non potremmo mai saperlo, ma il colpevole sì: anche in questo caso l'uomo e la sua irrefrenabile voglia di produzione e consumo.
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3) Nel gradino più basso di questo nefasto podio troviamo lo scoppio del reattore nucleare di Cernobyl.
Il 26 aprile 1986, in seguito al tentativo di testare una nuova teoria, qualcosa non andò come sarebbe dovuto. Ci fu una reazione nucleare che si incendiò fino ad esplodere diffondendosi ben 400 volte in maniera maggiore rispetto alla quantità di radiazioni della bomba di Hiroshima. Gli stati più colpiti furono Bielorussia e Ucraina, mentre la nube tossica si spinse addirittura fino in Irlanda. I danni ammontarono a 56 morti e oltre 4.000 casi di cancro nel corso del tempo. Oggi fino a 30 chilometri dalla zona non vi è più nulla e l'area è totalmente disabitata (ufficiosamente, però, vi tornarono alcuni ex abitanti che incuranti dei pericoli decisero di ripopolare le loro abitazioni). Intorno alla centrale nucleare di Cernobyl grandi quantità di materiale nucleare sono invece rimasti in "sarcofaghi" in decomposizione continuando ad incitare preoccupazione alla popolazione limitrofa. Ciononostante in Europa c'è ancora una classe politica, tutt'oggi, che vuole il nucleare...
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4) Quando si parla di tristi primati, non poteva certo mancare all'appello l'Italia che occupa il quarto posto.

E' il 10 luglio 1976 quando una nube di tetraclorodibenzoparadiossina (TCDD) viene rilasciata da una nota fabbrica di pesticidi nel comune di Seveso, nella Brianza.
Circa 37.000 persone furono esposte ai livelli più alti mai registrati di diossina. La zona circostante venne quasi completamente attraversata da una serie di sostanze ritenute tossiche e cancerogene, anche in micro-dosi. Oltre 600 persone vennero obbligate ad evacuare e altre diverse migliaia subirono l'avvelenamento da diossina, evidenziando soprattutto gravi casi di cloracne. Più di 80.000 animali furono macellati per evitare che le tossine potessero entrare nella catena alimentare. L'incidente è ancora in fase di studio e i dati sulle esposizioni della diossina non sono ancora perfettamente decifrabili. Oggi il nome di Seveso è usato di routine nel settore europeo della chimica: è una legge di tutela preventiva. Tutte le strutture che maneggiano e lavorano quantitativi di materiali pericolosi sono costretti ad informare le autorità e a sviluppare e pubblicizzare le misure per prevenire e rispondere a gravi incidenti.
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5) Al quinto posto incontriamo un incidente di una petrolifera: la Exxon Valdez.
Questa petrolifera il 24 marzo 1989, al cui comando c'era il capitano Joseph Hazelwood, si arenò su Prince William Sound's Bligh Reef, versando 40,9 milioni di litri di petrolio greggio sulla costa asiatica prossima all'Alaska. La National Oceanic and Atmospheric Administration ha stimato che oltre 26.000 litri di olio aderiscono tuttora ai fondali oceanici. Questo incidente un beneficio (seppur magro), però, lo portò: da allora il regolamento dei trasporti marittimi mutò, obbligando le società di tutto il mondo ad adottare una nuova tecnologia, molto più sicura, a doppio scafo.
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6) Si posiziona al sesto posto, invece, il Love Canal.
E' un'opera mai portata a compimento e sviluppata da William Love (da qui il nome) alla fine del 19esimo secolo: concepita come fonte di energia idroelettrica è situata nei pressi delle cascate del Niagara. Non essendo mai andata in porto, però, la genialità dell'uomo l'ha riadattata come enorme discarica di rifiuti. Fu infatti per circa un decennio teatro di stoccaggio di 21.000 tonnellate di prodotti e rifiuti chimici, compresi clorurati e diossine, da parte dell'azienda americana Hooker Chemicals and Plastics. Nel 1953 la Hooker la vendette, al costo di un dollaro, al Board of Education (città di Niagara Falls, New York) e scrisse nell'atto un diniego della responsabilità di danni futuri dovuti alla presenza dei prodotti chimici sepolti. La zona si sviluppò, venne estesamente abitata, sorsero scuole e servizi. Problemi di strani odori, anche dai muri degli scantinati delle case, sorsero fin dagli anni '60 e aumentarono nel decennio successivo, evidenziandosi anche nell'acqua potabile, contaminata dalla falda freatica inquinata. In seguito avvennero percolazioni fino a portare gli inquinanti nel fiume Niagara, tre miglia sopra i punti di prelievo degli impianti di trattamento acque. Le diossine passarono dalla falda a pozzi e torrenti adiacenti. Nel rapporto federale del novembre 1979 il governo americano indicò che le probabilità di contrarre il cancro da parte dei residenti era di 1/10.
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7) E' la Great Pacific Garbage Patch ad occupare il settimo posto.
A questo nome corrisponde un vortice marino ad altissima intensità promulgatore di inquinamento e capace di attirare rifiuti e spazzatura. Questo singolare fenomeno galleggia e sta galleggiando nei mari del Pacifico al sud di Giappone e Hawai. La maggior parte dei rifiuti è di plastica ed è oggetto di continui monitoraggi di esperti e studiosi che sperano che, esplorando il fenomeno, possano trovare un modo per risolvere il problema. Tuttavia fino ad ora si è ancora, paradossalmente, in alto mare.
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8) Chiude questa singolare classifica la Mississippi Dead Zone.
Quando uno studio dell'università di Santa Barbara rilevò che il delta del Mississippi era il più sporco del mondo (peggiore di quello del Gange e del Mekong) gran parte della popolazione statunitense ne rimase shoccata. Conseguentemente molte aziende defluirono in altre zone facendo nascere, appunto, una vera e propria zona morta ai piedi del fiume più grande d'America. Alcuni studiosi hanno affermato che, volendo risolvere il problema, si deve innanzitutto ridurre del 45% l'azoto in modo da non continuare a distruggere la vegetazione presente e sperare che l'ecosistema limitrofo possa tornare tale.

sabato 6 novembre 2010

INFERTILITA' DA COSE DI CASA

L'infertilità causata da sostanze contenute nei mobili e altri prodotti per la casa.
A volte i problemi nel restare incinta possono risiedere nei posti più impensati. Di solito, infatti, si cerca di capire se vi siano complicazioni a livello ormonale o anche psicologico, ma a quanti verrebbe in mente che il problema possa essere dovuto a la maggioranza degli oggetti che abbiamo in casa? A qualcuno è venuto in mente: ai ricercatori dell'Università della California-Berkeley (UC-B) i quali hanno scoperto che i ritardanti di fiamma contenuti in schiume, mobili, componenti e apparecchi elettronici, tessuti, tappeti, plastica e altri oggetti comuni possono causare infertilità fino al 30%. I composti sotto accusa fanno parte di una categoria contrassegnata dalla sigla PBDE (difenileteri polibromurati) che ormai sono diventati comuni abitatori dei nostri appartamenti. Li respiriamo attraverso il pulviscolo che abbiamo in casa e si accumulano nel corpo umano. I ricercatori hanno scoperto che nel sangue si possono trovare concentrazioni fino a 10 volte superiori la norma di ben quattro di queste sostanze. Sino ad oggi, numerosi studi su modello animale avevano mostrato gli effetti negativi dei PBDE sulla salute in generale, fanno notare i ricercatori. Questo, però, è il primo ad affrontare l'impatto sulla fertilità umana, e i risultati sono sorprendentemente forti, ha commentato la dr.ssa Kim Harley, Direttore del Centre for Children's Environmental Health Research. Per lo studio, gli scienziati hanno analizzato il sangue di 223 donne incinte che facevano parte del programma longitudinale avviato dal Centre for the Health Assessment of Mothers and Children of Salinas (CHAMACOS). I risultati dello studio sono stati pubblicati sul "Environmental Health Perspectives".

venerdì 5 novembre 2010

5 & 6 NOVEMBRE 1994, PER NON DIMENTICARE

L'alluvione del novembre 1994 si è rivelata una catastrofe e non soltanto una calamità naturale. E' stato l’evento più grave che ha colpito il Piemonte negli ultimi 50 anni. L'area alluvionata, infatti, ha interessato territori appartenenti a quattro province piemontesi: Cuneo, Asti e Alessandria, situate lungo l'asta del Tanaro, e Vercelli sul fiume Po. L'onda di piena ha percorso tutto il fiume Tanaro fino alla sua confluenza con il Po e oltre in modo via via sempre più violento provocando danni ingenti sull'intera economia del Paese. Nel territorio alessandrino, in particolare, sono stati interessati tutti i principali corsi d'acqua provenienti da Ovest, principalmente il torrente Belbo, il fiume Bormida (in minor misura) e i fiumi Tanaro e Po. Il Tanaro è sempre stato considerato dagli Alessandrini un fiume amico ed innocuo (il soprannome "Tani bunason" lo conferma) e perciò anche in quest'occasione è stato sottovalutato il suo reale potenziale distruttivo. Ma l'impatto con una realtà fatta di case e strade sventrate, intere abitazioni, nell'immediata periferia, rese inagibili dalla furia delle acque, centinaia di persone senza casa, decine di attività produttive impossibilitate a riprendere la regolare attività, scuole chiuse per parecchi giorni, strade non percorribili, linee ferroviarie interrotte, rete fognaria intasata, perdita per annegamento di molti animali, ne sono una dimostrazione. L'alluvione del 6 novembre si è rivelata un evento straordinario e perciò si è resa necessaria una riflessione obiettiva sulle dinamiche che hanno provocato tale fenomeno. Le cause sono state molteplici e di varia natura e si sono sommate le une alle altre.
Cause atmosferiche:
una perturbazione ciclonica proveniente dalla Costa Azzurra;
una tempesta sciroccale dall'Africa;
una bassa pressione sulle vallate dell'alto Tanaro;
un'area anticiclonica sulla Lombardia che costringe la perturbazione a fermarsi sul Piemonte per parecchi giorni. Tra il 4 e il 6 Novembre cade circa il 30% delle precipitazioni annue.
Cause legate all'azione dell'uomo:
mancanza di manutenzione dei corsi d'acqua;
mancanza di salvaguardia della regione fluviale;
riduzione delle sezioni di deflusso per la presenza di ponti;
costruzione nelle aree di divagazione dei fiumi;
innalzamento di barriere innaturali quali ferrovie, autostrade e argini;
riduzione delle aree di laminazione naturali;
disboscamento per l'introduzione di pratiche agricole. L’acqua perciò scivola e trasporta a valle terriccio, fango e vegetazione che aumentano il volume delle acque del fiume;
opere di cementazione fluviali e trasformazione di zone boschive in superfici asfaltate impermeabili fanno diminuire il tempo di corrivazione (cioè il tempo che l'acqua impiega a trasferirsi dal punto di caduta al punto di misurazione).

Video

http://www.museodelfiume.it/

giovedì 4 novembre 2010

Miti e Leggende: Nicolo' Carosio

«Amici sportivi, è Nicolò Carosio che vi parla e vi saluta». Un unico, immutabile incipit per introdurre il racconto di circa tremila partite, anche se il suo vero marchio di fabbrica era il «quasi-gol», che per i tifosi segnava, a seconda dei casi, il rimpianto dell'occasione sprecata o il sollievo per lo scampato pericolo. Agli inizi della carriera, però, ossia ai tempi pioneristici delle prime radiocronache per l'EIAR, l'asfissiante censura fascista bandiva, conformemente all'impronta autarchica del regime, l'impiego di vocaboli stranieri. Così ecco la «rete» e la «quasi-rete», il traversone, il calcio d'angolo e il fuorigioco al posto di cross, corner e offside, dando luogo a un'italianizzazione del gergo calcistico, completata nei decenni successivi dai neologismi di Gianni Brera. Al di là delle innovazioni lessicali, le radiocronache di Carosio restituivano, in assenza di un rapporto tra audio e video, la tensione, il ritmo, la velocità di una partita di calcio. Radiocronache «dinamiche», come le avrebbe definite Antonio Ghirelli, che contribuirono alla diffusione degli apparecchi radiofonici almeno quanto i quiz di Mike Bongiorno incrementarono la vendita dei televisori. Folgorato in Inghilterra dai commenti alla BBC di Herbert Chapman, l'inventore del «sistema», Carosio si era esercitato a lungo nei campetti di periferia e nel retrobottega di un negozio di elettrodomestici, prima di farsi scritturare dai dirigenti dell'EIAR, che aveva scioccato improvvisando per mezz'ora la cronaca di un derby torinese. Il passaggio alla televisione, se da un lato smascherò la fantasia descrittiva con cui colorava fasi di gioco noiose, dall'altro impose un cambio di rotta.Le immagini mostravano ciò che prima arrivava al pubblico solo attraverso le parole, pertanto lo stile si fece asciutto, essenziale, ma sempre nel vivo dell'azione, con accenni di commento che fecero epoca. All'indirizzo di Rivera, che giaceva a terra oltre il necessario, esagerando gli effetti di uno scontro di gioco, rivolse il elebre «Poche storie! Alzarsi e correre!». A Mario Corso, innamorato del pallone e degli effetti speciali a discapito della concretezza: «Mariolino, meno veroniche e più sostanza!». Una visione inglese del calcio, avversa al gioco speculativo e ai tempi morti: «Ma dove siamo? Questo è calcio da salotto!». Fanno sorridere i suoi ammonimenti al povero Gigi Meroni («Tagliarsi i capelli! Così il pallone non lo vedi»), e le sue reazioni ai tafferugli tra tifosi («Cosa aspetta la polizia a intervenire? Quattro randellate ben date e tutto torna a posto»). Se le parole che disse gli diedero la celebrità, quelle mai dette lo fecero cadere in disgrazia. Carosio fu accusato di avere apostrofato pesantemente, con corredo di insulti razzisti, un guardalinee etiope che durante Italia-Israele, partita valevole per il girone eliminatorio dei mondiali del 1970, annullò due goal italiani regolari. Ma la frase incriminata («Cosa vuole questo negraccio?») non fu mai pronunciata. La riabilitazione è arrivata soltanto pochi mesi fa, con un ritardo immenso, nel corso di una puntata della «Domenica Sportiva» che ha ritrasmesso le fasi di quella telecronaca relative al guardalinee. Esclamazioni di disappunto, cenni sulla sfortuna azzurra, ma nessuna offesa. Una leggenda metropolitana, come la contemporanea esclamazione di Bongiorno sulla signora Longari e l'ornitologia. Ma a quell'epoca bastava un sospetto a giustificare dimissioni, cambi di rotta improvvisi, provvedimenti drastici e immediati. Davvero un'altra Italia.