giovedì 11 febbraio 2010

UN POVERO RICCO

Non solo i soldi non fanno la felicità: regalano tristezza. A dirlo - anzi, a esserne talmente convinto da mettere in pratica questa “illuminazione” - è Karl Rabeder, 47anni, businessman e milionario austriaco. Deciso, ora, a regalare ad associazioni benefiche i 3,4 milioni di euro del suo patrimonio: quel denaro che, spiega, lo “rendeva profondamente infelice”. Rabeder venderà, scrive il Daily Telegraph, la sua villa su un laghetto alpino (oltre 1,5 milioni di euro), la casa di campagna in Provenza, l’Audi A8 e tutto il resto. Proprio tutto: tranne una casa spoglia, sulle montagne di Innsbruck, con dentro un semplice lettino di legno. “Il piano è di non avere più nulla. Il denaro è controproducente. Previene la felicità dall’arrivare”, spiega. “Sono nato in una famiglia in cui la regola era: lavora duro per avere più cose. Ma più passava il tempo, più sentivo una voce in testa che mi ripeteva: fermati, basta con tutto questo lusso. È ora di cominciare a vivere la vita vera. Avevo la sensazione di lavorare come uno schiavo per cose che non desideravo, e di cui non avevo bisogno”. Per molti anni, Rabeder non è stato “coraggioso a sufficienza” per fare quello che desiderava. perché “il lusso è una trappola dorata”. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dice, è stata una vacanza di tre settimane sulle spiagge delle Hawaii. Un paradiso, per molti. L’inferno, per lui. “Ho capito d’un tratto quanto orribile, senz’anima e senza sentimenti è la vita “a cinque stelle”. In quelle tre settimane, ho speso tutto quello che potevo. Ma ho avuto la netta sensazione di non aver incontrato una sola persona vera. Sembravamo tutti degli attori. Lo staff era nella parte di chi è gentile. E noi in quella di chi è importante. Nulla era vero, nulla era reale”. Tornato di lì, Rabeder ha deciso di mettere la sua villa alpina come premio per una lotteria. Ha venduto 21,999 biglietti. Poi ha messo in vendita la villa di campagna. E tutto il ricavato andrà a un’associazione di microcredito che offre prestiti in America Latina - Salvador, Honduras, Bolivia, Perù, Argentina e Cile. “Da quando ho iniziato a vendere tutto, mi sento leggerissimo”, ha detto. “Penso ci sia molta gente che sente quello che sentivo io, prima di farlo. Ma non li giudico. Quello che posso dire è che ascoltare la voce che avevo dentro mi ha fatto felice. Davvero.”

LA LEGGENDA DEL TOPLITZ

Dal dopoguerra nel lago di Toplitz, situato sulle Alpi austriache, si cerca un misterioso tesoro, che sarebbe stato nascosto dai nazisti. Ma fra poco le ricerche saranno proibite. Il Bundesforste, l'ente austriaco di protezione delle foreste, ha intenzione di vietare le immersioni esplorative. Le leggende sul tesoro di Toplitz si sono diffuse a partire dall'aprile 1945, quando alcuni abitanti della zona furono costretti da un plotone nazista a trasportare varie casse sulle sponde del lago, casse che vennero poi gettate nelle acque. Sul contenuto del misterioso carico molto si è speculato, fra le ipotesi: documenti segreti, oro razziato in mezza Europa, opere d'arte e addirittura la camera d'ambra di San Pietroburgo, smantellata dai tedeschi e poi scomparsa. Ma in realtà i numerosi tentativi per recuperare il tesoro hanno portato in superficie solo sterline false, che furono stampate dai nazisti come estremo tentativo per ribaltare le sorti della guerra. Hitler infatti intendeva minare le economie inglesi e statunitensi inondandole di denaro contraffatto. Il nuovo divieto alle ricerche è motivato dai danni che si potrebbero arrecare all'ecosistema e dalla pericolosità delle spedizioni di ricerca subacquea. Il lago, infatti, è infido, è profondo 100 metri ma già sotto i 20 metri non c'è più ossigeno né tracce di vita. Sul fondale inoltre ci sono numerosi tronchi morti nei quali i sub, spesso non autorizzati, rischiano di rimanere impigliati. E in passato alcune immersioni fai-da-te si sono concluse in tragedia. Il Bundesforste ha però lasciato una possibilità agli aspiranti Indiana Jones subacquei: ha messo in vendita la licenza per un'ultima spedizione volta a mappare il fondale e dimostrare definitivamente che non esiste alcun favoloso tesoro.

mercoledì 10 febbraio 2010

FRODE BIOLOGICA

In questi giorni sta rimbalzando anche in Italia la notizia che una nota casa di abbigliamento (svedese) sta proponendo una linea di capi prodotti con cotone biologico certificato che in realtà è transgenico. Vediamo di capire meglio cosa è accaduto. Un articolo del Financial Times Deutschland, pubblicato in concomitanza con la Fashion week di Berlino lo scorso 22 gennaio, denunciava come una grossa quantità di cotone ogm prodotto in India fosse stato immesso nel mercato tedesco come "biologico". Tra le aziende coinvolte C&A, H&M e la tedesca Tchibo. La notizia è di quelle ghiotte, soprattutto quando c'è la possibilità di segnalare fonti autorevoli come il Financial Times (edizione tedesca), ma le accuse non sono certo facili da provare. Uno scandalo di questa portata, comunque, al di là di ingenerare sospetti sui comportamenti dell'industria tessile, contribuisce a gettare ombre anche sull'attività di chi si occupa con serietà di certificazioni e di diffusione di pratiche sostenibile. Nell'articolo in questione finiscono nel mirino certificatori come Ecocert e l'olandese Control Union, e si insinua il sospetto che potrebbero aver certificato come "biologico", cotone in realtà transgenico. La "frode" sarebbe venuta alla luce lo scorso aprile 2009 dalla società di export indiana a partecipazione statale Apeda. Il direttore generale Sanjay Dave, citato nell'articolo, parla di una truffa "gigantesca". Sarebbero inoltre dozzine i villaggi rurali indiani coinvolti, con l'appoggio delle aziende di certificazione occidentali. "L'articolo ha discreditato molto bene l'industria eco tessile," è il commento di Heike Scheuer, portavoce dell' Internationaler Verband Naturtextil IVN (Associazione internazionale del tessuto naturale), rilasciato a Organic-Market.Info che ha ricostruito l'intera vicenda. Scheuer sottolinea come non vi siano prove al riguardo e come nessuno sia in grado di circostanziare le accuse o provare che il 30% del cotone sia ogm come ha invece dichiarato il FT; inoltre, continua, il direttore di Apeda ha smentito le dichiarazioni. "Ritengo che sia inverosimile ritenere che gli agricoltori indiani siano coinvolti in una frode - è l'analisi di Scheuer - perché il cotone biologico è la loro vita". Anche gli organismi di certificazione hanno rigettato in modo deciso le accuse. Non ci risulta chiaro come siano arrivati alla conclusione che il 30% del cotone sarebbe contaminato e quale collegamento vi sia con l'India, hanno spiegato in un comunicato quelli della Control Union. Anche perchè il cotone della partita "incriminata", in realtà, si è scoperto nelle scorse due settimane sarebbe giunto dalla Turchia. Lothar Kruse del Bremerhaven Laboratory Impetus-Bioscience, le cui dichiarazioni avrebbero offerto la copertura scientifica alle tesi del quotidiano economico, come spiega Organic-Market.Info, ritiene di esser stato travisato e punta il dito contro Ft che avrebbe sintetizzato le sue dichiarazioni in modo fuoriviante. Il dato del 30% in questione, ha spiegato, è così alto perché relativo a campioni sospetti. Di questi, comunque, il 70-80% della contaminazione riguarda percentuali inferiori al 2% di materiali transgenici. Valori, ha spiegato, che indicherebbero contaminazione avvenute durante il trasporto o il processo di trasformazione, non certo una frode. Percentuali di questa grandezza di contaminazioni ogm, quindi, difficilmente possono essere evitate soprattutto quando l'intera catena di produzione ( dalle sementi al vestito) non è un sistema chiuso. Questo significa che la causa della contaminazione è imputabile a particelle come polveri o fibre rilasciate nell'attrezzatura e nei contenitori, nei processi di stoccaggio, trasporto e lavorazione. L'affidamento della gestione dell'intera filiera produttiva ad organizzazioni o aziende certificate biologiche che garantiscono la rintracciabilità di ogni passaggio può rappresentare l'unica garanzia per le aziende del tessile. Ma le grandi catene che si trovano spesso a dover fare i conti con tempi di approvvigionamento stretti e ingenti quantità di materiali, gestiscono direttamente gli acquisti affidandosi alle semplici documentazioni senza magari conoscere direttamente gli attori lungo la catena di fornitura. L'intera vicenda rappresenta nel modo più plastico il rischio che le imprese corrono di fronte alla diffusione degli ogm. L'impatto mediatico provocato da notizie di questo genere sono impressionanti perché fissano la percezione dei consumatori in modo indelebile, con ricadute che possono rivelarsi ancor più pesanti per quei piccoli coltivatori e braccianti indiani che affidano il proprio sostentamento agli esiti delle proprie - spesso scarse -raccolte agricole. Anche nel tessile, quindi, è sufficiente una percentuale minima come polveri di materiale transgenico, magari scivolato all'interno dei cassoni di qualche vecchio carro, per condannare in modo definitivo il futuro dell'agricoltura biologica.

martedì 9 febbraio 2010

LO ZOO DEGLI ORRORI

Anche un bambino riesce a percepire la tristezza degli animali rinchiusi negli zoo. Nel sguardo di molti di questi ospiti forzati si può leggere una libertà che non c'è più. Ora però dalla Cina giungono immagini davvero oltre ogni limite: turisti che oltre a poter accedere allo zoo in auto, possono decidere di acquistare animali vivi da dare in pasto alle tigri per "vivere l'emozione" dell'uccisione. E' il "live feeding", una pratica che sta avendo molto successo nello zoo di Harbin, città cinese della Manciuria non lontana dal confine con Russia e Corea del Nord. Riparati nei loro autobus o in un tunnel che permette di attraversare lo zoo, i turisti vedono molte tigri avventarsi su galline, pecore, vitelli e mucche. L'immagine è devastante: gli autobus dei turisti formano un cerchio attorno a una sorta di ampio cortile, al centro fanno il loro ingresso le jeep degli operatori del parco. Alcune tigri, come nei vari safari, si avvicinano, saltano sul cofano o sul tetto del veicolo incuriosite. In verità, non è una questione di curiosità perchè ormai le tigri sanno che cosa le aspetta: dal veicolo una gallina viene lanciata per terra o sul tettuccio e in pochi secondo vengono sbranate dai felini. La scena diventa ancora più agghiacciante quando arriva il momento dei camioncini blu: si apre uno sportello e il pannello inizia ad inclinarsi, di colpo un pecora o un vitello cadano a terra. In alcuni casi i felini sono distratti e la vittima sacrificale ha il tempo di alzarsi e abbozzare la fuga, ma nella maggior parte dei casi i predatori si avventano su di lui mentre è ancora a terra intontito e lo uccidendo in pochi istanti. Il "live feeding" sta purtroppo riscontrando successo anche per via dei prezzi non proibitivi: se si vuole veder sbranare una gallina è sufficiente aggiungere quattro euro al prezzo del biglietto, poco di più per una pecora. La vita di un vitello invece vale 150 euro, prezzo che però non spaventa i turisti visto che può essere suddiviso fra i vari passeggeri dell'autobus. Su Youtube sono molti i video pubblicati dai turisti. Oltre alla scena dell'uccisione, ciò che sconvolge è il tono di voce dei turisti fra il divertito e lo stupito, mentre sono poche le espressioni che sembrano mostrare disgusto. Fra le voci si sentono anche quelle di bambini, per nulla scossi da quanto stanno assistendo. A chi può pensare che "tanto questa è la natura" sarebbe giusto obiettare che così come è naturale che gli animali carnivori si nutrano di altri esseri viventi, è anche vero che trarne un momento di "intrattenimento" forzato non è di certo naturale. Un conto è un documentario "wild life", dove le immagini "ritraggono" la natura nel proprio contesto e dove il risultato finale fra predatore e preda non è sempre così scontato, un conto è creare ad arte una "lotta impari" come una catena di montaggio

POLVERE DI MACA

Non si e' esattamente certi dei suoi benefici, si tratta di un vegetale della famiglia delle crocifere, per essere più chiari cavoli, cavolfiori & co. E’ originaria della catena montuosa della Ande, e cresce alle quote più elevate in Perù. La polvere è ricavata dalle radici ed ha un sapore tra il caffè, il cacao, le mandorle e il lievito, si può diluire in acqua calda oppure aggiungerla a yoghurt o frullati. Dal momento che non è un alimento diffuso e popolare, gli studi su di essa sono limitati, tuttavia esiste uno studio da parte di scienziati peruviani che ha esaminato gli effetti della MACA sull’aumento della libido maschile. Nel caso vi stiate chiedendo il perchè di questo studio, è stato principalmente per verificare se i numerosi aneddoti popolari sull’aumento del desiderio sessuale avessero un fondamento. Girovagando in rete abbiamo trovato numerose indicazioni sulla salute (migliora la memoria, elimina la fatica) assolutamente infondate, e non ci sorprende. Detto questo, il profilo nutrizionale della MACA non è certamente da pozione magica, tenete presente che quasi tutti i frutti, verdure, semi o legumi contengono le stesse sostanze. Quello su cui invece vogliamo farvi riflettere, è che ogni volta che ci si presenta al mercato con questi prodotti dall’aria “esotica”, immancabilmente si fa riferimento a “poteri occulti”, “antichi guerrieri”, “forze soprannaturali” etc… Considerate che la MACA è comune per un peruviano come le mele lo sono per un trentino. Dimenticavamo, lo studio ha evidenziato che la MACA non ha nessun effetto sull’aumento della libido maschile.

lunedì 8 febbraio 2010

BOMBA FIUMICINO

Il primo aeroporto d'Italia la notte resta incustodito. Così siamo entrati nella zona di sicurezza. Superando le barriere ed entrando negli uffici.


Un buco di almeno due ore, durante il quale le zone off limits del terminal T3, quello internazionale, diventano accessibili a chiunque. Teoricamente anche con armi o esplosivo addosso. Il governo Berlusconi impone l'acquisto dei body scanner, i moderni sistemi a onde radio che "spogliano" i passeggeri in partenza. Ma intanto nello scalo più grande d'Italia, meta fissa di milioni di turisti, aggirare i controlli antiterrorismo è possibile. Il viaggio de "L'espresso" comincia poco dopo l'una di notte. È una domenica di fine gennaio. I tabelloni luminosi non annunciano decolli prima delle 5.40 e il terminal è semideserto. Si dovrebbe accedere da una sola porta automatica per ogni livello. Ma è pura teoria. Le fotocellule sono spente e gli ingressi incustoditi sono almeno quattro. Un cartello dice: chiuso fino alle 5.30. Invece basta spingere e un cigolio ti accoglie nella hall. Non incroci anima viva per centinaia di metri. Né serve camuffarsi per circolare nelle zone vietate. Tanto nessuno fa caso a chi cammina o al borsone ingombrante che trasporta. Per raggiungere i varchi di accesso ai gate bastano un paio di minuti. Segui i display degli imbarchi. Eccoli i metal detector che il governo vuole sostituire, gli stessi dove ogni giorno vengono controllate più di 90 mila persone. Oltre quelle porte magnetiche sequestrano di tutto: anche l'acqua minerale dei bambini o il liquido delle lenti a contatto. "Pericolo attentati", ripetono le guardie giurate ai passeggeri. Devi levare la cintura, sfilare l'orologio e gli stivali. Ai medici fanno aprire la borsa, ai sacerdoti togliere la croce. Poco cambierebbe se fossero già installati i nuovi scanner. Perché di notte l'aeroporto è terra di nessuno: non c'è anima viva nella zona rossa, la porta a vetri per i disabili è solo accostata e si passa senza problemi. Non c'è allarme, né un piantone di guardia. Nulla e nessuno a controllare chi (e perché) violi la barriera. Dopo qualche giorno, abbiamo ritentato una seconda volta. Sempre di notte. Di nuovo la stessa scena: via libera. Nessun poliziotto in giro. Uffici doganali sbarrati. Carabinieri in pausa notturna. Anche se passare da lì significa poter nascondere qualsiasi cosa oltre i controlli. Non serve immaginare un bagaglio voluminoso, benché passato inosservato. C'è libertà assoluta, basterebbe occultare l'esplosivo e riprenderlo al mattino dopo il normale controllo. Il sito Internet degli Aeroporti di Roma celebra il piano sicurezza. Tre nuove sale operative, "presidiate costantemente dalla polizia e dal personale Adr Security, per adeguare i controlli ai livelli internazionali ", scrivono sul Web. Il punto di forza della capitale candidata alle Olimpiadi 2020. Intanto i banchi del check-in restano incustoditi per ore. Alle 2.30 non c'è una transenna che impedisca il passaggio. Se di giorno stai in fila per imbarcare borse e trolley, i passaporti vengono controllati, le carte d'imbarco verificate, di notte è un parco giochi: puoi fare tutto da solo. Puoi sabotare, danneggiare, rubare, connetterti alla rete interna. Sali sulla pedana, accedi ai computer e, soprattutto, puoi azionare i nastri trasportatori. Sotto il desk c'è un pedale nero che mette in moto il sistema. Comincia a muoversi dopo un segnale acustico. Dura tre o quattro secondi ed è piuttosto forte, eppure nessuno lo nota. Niente controlli nemmeno ad allarme inserito. Eppure nel cuore di Fiumicino ci sono dieci chilometri di nastri in movimento, che smistano le valige fino nelle stive dei Boeing. Certo, ci vuole l'etichetta con il codice a barre. Ma se anche stamparla fosse difficile, il rischio resta alto. Una borsa abbandonata nel ventre dello scalo che segna il record di bagagli smarriti, se davvero contenesse esplosivo, potrebbe saltare in aria di primo mattino. Non appena l'aeroporto si riempie di gente. Qualcuno che osserva da lontano, in effetti, c'è. Solo che non si tratta di un poliziotto. È un barbone, con una coperta addosso e la sigaretta accesa. Resta pochi secondi, poi si dirige al piano rialzato. Là c'è l'unico bar sempre aperto durante la notte. L'area non è presidiata, nessun addetto verifica che tu sia davvero in partenza. Anche perché non saprebbe a chi domandare la carta d'imbarco. La maggioranza di quelli che dormono, mangiano, addirittura urinano su quelle panchine, non sono passeggeri in attesa ma sono senzatetto accampati. Un piccolo villaggio di disperati dentro l'aeroporto Leonardo da Vinci.

LA FABBRICA DEI BAMBINI

Quando la polizia ha fatto irruzione nei sotterranei della piccola clinica privata di Enugu, città del sud-est della Nigeria, ha trovato una vera e propria fabbrica di bambini. Dentro la struttura c'erano sette ragazze tra i 12 e i 17 anni di età. Le giovani erano state messe incinte da un medico che le curava. Il dottore ha rivelato di aver agito con lo scopo di rivendere i piccoli, una volta nati. È successo il 31 dicembre, il giorno di fine anno. Ma in questa città di 650mila abitanti, la notizia è solo l'ultima di una lunga e triste serie. Nel gennaio 2008, sempre a Enugu, in un edificio è stata trovata un'altra clinica per la maternità clandestina. Dentro c'erano venti donne. Le ragazze, reclutate per strada, portavano avanti maternità indesiderate. Così i dottori le invitavano ad abortire. Invece venivano rinchiuse e fatte partorire di nascosto, per poi convincerle a separarsi dal bambino per 15 mila naire, 110 euro. I neonati erano poi rivenduti a famiglie facoltose nigeriane per circa 300 mila naire, 2000 euro. Purtroppo i casi di “fabbriche di bambini” si sprecano nel paese. Dopo la scoperta di quest'ultima falsa clinica, Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell’Agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani, dissero di essere a conoscenza di almeno dieci strutture simili, ma che il fenomeno era molto più diffuso. I bambini vengono venduti all'estero, per lavorare o prostuirsi, molti finiscono in famiglie facoltose, ma anche no. In certe tribù non avere figli è un'onta insopportabile, così si è disposti a pagare qualsiasi cifra pur di averne uno. E molti, come affermano gli psicologi, non si accorgono neppure che quello che fanno è illegale, la considerano un'adozione. Secondo Unicef in Nigeria 10 bambini ogni giorno vengono venduti. Un rapporto del 1998, un po' datato ma che nell'organizzazione considerano ancora valido, riferisce che il 40% dei ragazzi di strada di Lagos, quelli che vivono senza una casa e una famiglia, è finito a mendicare per fuggire dai trafficanti. La polizia nigeriana ha arrestato negli anni direttori di orfanotrofi, finti medici, maestri e genitori. Anche le forze dell'ordine di altri paesi hanno svolto importanti indagini. Nel 2007 quella olandese ha fermato un traffico internazionale di minori, arrestando 10 persone con l'aiuto dell'Interpol. Anche in Italia, nel 2008, sono stati fermati 66 cittadini nigeriani accusati di aver fatto entrare delle ragazze non ancora adulte per farle prostituire. La Nigeria è un vero paese produce questo tipo di traffico da molto tempo. Ne sa qualcosa Terre des Hommes, che nel campo lavora da anni e che nel paese africano ha aiutato le autorità a sgominare bande di trafficanti e a scoprire laboratori dove i piccoli venivano fatti lavorare con turni da schiavi. Per capire l'entità del fenomeno, basta vedere le statistiche del censimento delle prostitute della costa dell'Emilia Romagna, svolto dalla federazione italiana di TdH: il 70% erano minorenni di origine nigeriana. «Ci sono tre motivi per cui la Nigeria è al centro del traffico di essere umani», commenta il presidente, Raffaele Salinari «è tra i paesi più popolosi dell'Africa, ha la disparità di reddito più alta del continente, ha complessità etnica notevole e nel paese le etnie si ritengono autorizzate a trafficare persone di altra etnie». «Per fermarla» continua Salinari «bisogna contrastarla a tre livelli: quello locale, per rendere persone edotte sui diritti che sulla carta ci sono ma o sono ignorati o sono resi impraticabili, come la scuola, la salute, e il lavoro. Poi bisogna favorire la cooperazione tra nazioni africane, affinché i bambini non vengano portati da un paese all'altro per lavorare. Infine serve un coinvolgimento di tutti noi. Perché è vero, la prostituzione è una attività di cui non tutti usufruiscono, ma tutti noi usiamo quei piccoli prodotti della vita quotidiana che spesso sono fatti dai bambini del terzo mondo. Dovremmo evitarli».

domenica 7 febbraio 2010

HERBSMAN CAFFE'

Herbman è un personaggio di dimensioni fuori dal normale, il cui corpo è interamente ricoperto di piante ed erbe officinali, che gira il mondo per spiegare alla gente gli usi e gli effetti delle piante di cui è vestito. Il progetto Medical Herbman Cafè è una iniziativa di educazione sostenibile, che utilizza i fondi raccolti tramite la vendita di tè e cibi naturali per la costruzione di aree parco giochi nei Paesi in via di Sviluppo. Gli ideatori del progetto girano il mondo in un container, che fermano in un grande prato e allestiscono come Cafè grazie ad una cucina da campo: di fronte all’area ristoro si ferma the Herbman, pronto a spiegare ai visitatori di quali erbe sono fatti i suoi muscoli, di quali piante medicinali abbondano le sue ginocchia, cosa si cura con le foglie che ricoprono la sua pancia. Se vi dovesse capitare di incontrarlo, sappiate che il suo vestito cambia in base alla zona in cui si ferma, perché ognuno deve conoscere le piante locali, che crescono in modo naturale. Benvenuto Herbman, speriamo di incontrarti presto!

sabato 6 febbraio 2010

LE LINGUE CHE SPARISCONO

Un'altra lingua che si parlava sulla Terra è scomparsa per sempre, un altro patrimonio che non sarà più recuperabile in alcun modo, non c'è tecnologia che tenga. E questo idioma, di sicuro, era uno dei più antichi: dopo circa 65mila anni l'unica donna indigena rimasta al mondo che ancora lo conosceva era Boa Sr. Aveva circa 85 anni, ed è morta: con lei si spegne per sempre il “bo” la lingua parlata da una delle più antiche tribù del pianeta. Si stima infatti questa gente abbia vissuto nelle Isole Andamane per almeno 65mila anni. Era una delle 10 tribù di cui si componeva il popolo dei Grandi Andamanesi. «Da quando era rimasta la sola a parlare il bo - ha raccontato il linguista Anvita Abbi dell'Università di Nuova Delhi, che la conosceva da molti anni, Boa Sr si sentiva molto sola perché non aveva nessuno con cui conversare. Era comunque una donna con grande senso dell’umorismo; il suo sorriso e la sua risata fragorosa erano contagiosi». «Non potete immaginare - ha commentato il professor Abbi - il dolore e l’angoscia che ho provato ogni giorno nell’essere muto testimone della perdita di una cultura straordinaria e di una lingua unica». Boa Sr aveva detto al professor Abbi di considerare la tribù confinante dei Jarawa, che non erano stati decimati, molto fortunata per il fatto di poter continuare a vivere nella foresta, lontano dai coloni che attualmente occupano gran parte delle Isole. Quando i Britannici colonizzarono le Isole, nel 1858, i Grandi Andamanesi contavano almeno 5.000 persone. Ora, dopo la morte di Boa Sr, ne sopravvivono 52. La maggior parte fu uccisa dai colonizzatori o dalle malattie importate. Non riuscendo a “pacificare” le tribù con la violenza, i Britannici cercarono di “civilizzarli” catturandoli e tenendoli rinchiusi nella famigerata “Casa degli Andamani”. Dei 150 bambini nati nella Casa, nessuno ha superato l’età di due anni. Oggi, i Grandi Andamanesi sopravvissuti dipendono largamente dal governo indiano per il cibo e le case, e fra di loro è molto diffuso l’abuso di alcool. «I Grandi Andamanesi sono stati prima massacrati, e poi quasi tutti spazzati via da politiche paternalistiche che li hanno condannati a malattie epidemiche e li hanno derubati della loro terra e della loro indipendenza» ha commentato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International, associazione che tutela le culture dei nativi in tutto il mondo. «La perdita di Boa è un tetro monito: non dobbiamo permettere che questo accada ad altre tribù delle Isole Andamane». Boa Sr, come quasi tutti gli indigeni delle Andamane, era sopravvissuta allo tsunami del 2004. «Gli anziani - aveva raccontato in quell'occasione - avevano detto che non dovevamo muoverci e che non dovevamo scappare». Nell'arcipelago gli indigeni ebbero pochissime vittime, grazie anche al fatto che molti di loro riconobbero in anticipo quello che stava accadendo, forse perché seguirono i movimenti degli animali e non si fecero trovare nei pressi della costa quando arrivarono le ondate dello tsunami. Rimangono nella memoria, a differenza della lingua di Bo, le foto nelle quali si vedono indigeni delle isole Andamane che puntano il loro arco contro barche ed elicotteri che provano ad avvicinarsi per portare aiuti.

BREVI DAL MONDO

DUBAI - Una catena di ristoranti a Dubai lancia l'hamburger di cammello in panino di kamir:120 gr di carne senza grassi e a tasso colesterolo zero. Il nuovo hamburger, omaggio alla fusione tra tradizione beduina e mercati globalizzati, e' accompagnato da insalata o patatine fritte e costa 20 dirham, (circa cinque euro), leggermente di piu' delle classiche polpette americane di manzo, che hanno registrato un calo di vendite di circa due terzi. La catena Local House assicura che e' gia' un successo.

STUART BEACH FLORIDA - Morto un surfista di 38 anni in Florida dopo essere stato attaccato da un gruppo di squali. Lo riferisce la polizia. L'incidente e' avvenuto a circa 400 metri dalla riva davanti a Stuart Beach, una spiaggia non lontana da Palm Beach. L'uomo stava facendo kite surf - sport con una tavola trainata da un aquilone - quando e' finito in mezzo a un gruppo di squali. Secondo quanto riferito, e' la prima volta in 25 anni che nella zona si verifica un incidente di questa natura.

TURCHIA - La famiglia non voleva che frequentasse amici maschi, così ha deciso di metterla a morte. Un tragico caso di delitto d'onore arriva dalla Turchia sudorientale. Una ragazza di 16 anni è stata sepolta viva dopo una sentenza del "consiglio degli anziani". E' accaduto a Kahta, villaggio della provincia di Adiyaman. Il cadavere della giovane è stato ritrovato seduto e con le mani legate, in una buca scavata nel giardino della casa di famiglia. La polizia ha ritrovato il corpo in seguito a una segnalazione, 40 giorni dopo la denuncia della scomparsa della ragazza, identificata come M.M. Il ritrovamento, precisa l'agenzia Anadolu, risale a dicembre, ma solo in questi giorni la scientifica ha concluso la sua autopsia, arrivando alla conclusione che la ragazza è stata seppellita viva, come proverebbero tracce di terra ritrovate sotto le sue unghie e nel suostomaco. "Secondo i nostri esami, la ragazza, che non aveva lividi sul corpo o tracce di narcotico o veleno nel sangue, era viva e del tutto cosciente quando è stata seppellita", ha detto una fonte giudiziaria anonima. Per l'omicidio di M.M. sono stati arrestati il padre Ayhan e il nonno Memi, che sono in attesa di giudizio. Durante un interrogatorio, il padre avrebbe ammesso che la famiglia era scontenta del fatto che la ragazza frequentasse amici di sesso maschile. Anche la madre, che ha altri otto figli, è stata arrestata al ritrovamento del corpo, ma stata poi rilasciata. La vicenda ha i contorni del delitto d'onore, crimine molto diffuso nel sud-est della Turchia. Solo due mesi prima della sua scomparsa, M.M. si era recata dalla polizia per denunciare le percosse subite dal nonno a causa delle sue frequentazioni maschili.

NAPOLI - La pizza napoletana entra a far parte delle eccellenze alimentari europee e Napoli oggi festeggia. Lo fa, neanche a dirlo, offrendo pizze gratis: in un'ora, nel cuore della città, in via dei Tribunali, ne sono state sfornate quasi 250 dalla prima pizzeria che, da oggi, espone il marchio Stg. All'ombra del Vesuvio, però, si lancia anche un appello al ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia. Napoli non ci sta al fatto che il ministro "sia andato da McDonald's e non sia venuto qui, come promesso, per festeggiare il marchio Stg", dice Francesco Emilio Borrelli, ex assessore all'Agricoltura della Provincia di Napoli. Ecco anche perché oggi, oltre a pizze Margherita e Marinara, è stata sfornata anche la 'pizza padana', o meglio McDonald's, vale a dire a base di hamburger e patatine. "Speriamo che davvero il ministro accolga il nostro appello - conclude Borrelli - e ci venga a trovare al più presto, come in diverse occasioni promesso". Ora partirà, dunque, la macchina organizzativa: le pizzerie che vorranno ricevere il marchio Stg, spiega Sergio Miccù, presidente dell'Associazione Pizzaioli Napoletani, avanzeranno la richiesta che sarà valutata da una commissione. Intanto, Miccù, continua a puntare l'attenzione sulla necessità di assicurare la professionalità dei pizzaioli, "tassello fondamentale, al pari del marchio Stg". "Il marchio è una grande conquista per la quale ci stiamo battendo da anni - dice Miccù - ma non è possibile che ancora oggi nelle scuole alberghiere non sia prevista una formazione specifica per diventare pizzaioli. Per fare una pizza doc servono gli ingredienti, la procedura giusta ma anche la manualità che sono un pizzaiolo ben formato può assicurare".


CALIFORNIA - Dalla California alle coste delle Filippine: ci sono voluti due anni e mezzo, ma alla fine questa lettera chiusa in una bottiglia ha compiuto 16 mila chilometri di traversata nell'Oceano Pacifico, ultimo tributo di un gruppo di amici a un compagno morto. Bob Dubcich è scomparso a Campbell (California) nel 2007, a pochi giorni dal suo sessantesimo compleanno. Gli uomini che per anni lo avevano accompagnato a pesca e a caccia hanno voluto salutarlo a modo loro: hanno messo una foto di Bob e un messaggio con tutte le loro firme in una bottiglia e l'hanno lanciata nelle acque del Pacifico. Trenta mesi dopo, la lettera è stata ritrovata da un pescatore filippino, che l'ha letta e l'ha rispedita ai mittenti, allegando una sua foto. Agli amici di Bob piace chiedere che sia stato il loro compagno morto a vegliare la bottiglia da una costa all'altra dell'Oceano.


ROMA - Rocco Siffredi torna alle scene hard dopo averla abbandonate per cinque anni: «Produrre film con Rocco Siffredi nel cast rende di più che produrli senza Rocco nel cast» spiega l'attore italiano in un'intervista rilasciata al mensile "First". Nelle sue parole viene fuori la sua personalità concreta, "mettendosi a nudo". Alla domanda sui film hard con poca o troppa trama, il 45enne abruzzese taglia corto: «Il problema, per il porno, è se alla fine la pippa arriva o non arriva. Se arriva, si tratta pur sempre di un buon prodotto. Se no, chissenefrega se la sceneggiatura l'ha scritta Steinbeck». L'attore però pensa anche a un reality su Sky: «Migliaia di giovani non si limitano a chiedermi l'autografo, ma domandano di entrare nel settore. E io spiego loro [...] che non li posso buttare sul set semplicemente perchè hanno molta voglia di scopare e sono magari ben dotati, devono imparare», racconta al mensile "First".Siffredi si dimostra critico nei confronti del film sulla vita di Moana Pozzi che definisce una "ciofeca" perchè non corrispondente alla realtà: «Moana era fredda, distaccata, non le è mai piaciuto fare l'amore».Considera invece venuto bene il personaggio di Cicciolina: «Stronza nella vita, stronza nel film». Siffredi racconta infatti di aver consigliato di fare il bagno nel latte di capra per salvaguardare la pelle e dei problemi che questo comportasse: «Lasciava seccare il latte sulla pelle e andava sul set puzzando come una capra». L'essere "stronza" derivava dal farlo ostentatamente «perchè l'attore non può dire nulla, dal momento che lei è la signora Cicciolina». Siffredi racconta anche un altro aneddoto relativo alla ex parlamentare. Durante una scena in cui lui la sodomizzava, le squillò il cellulare e l'attrice rispose per rispondere all'onorevole Pannella senza interrompere l'atto: «Io proseguo - specifica Siffredi - per tutti i dieci minuti della telefonata mentre lancio occhiate disperate all'operatore perchè inquadri solo me, al massimo l'atto». L'intervista su "First" si chiude con un pensiero per i figli di 10 e 14 anni (avuti dalla moglie Rozsa Tassi - ex Miss Ungheria): «Prima o poi sapranno cosa faccio. Il piccolo una volta ha detto "Non li fai più i film sexy, vero? E' vero che adesso fai il sexy solo con la mamma?". Il sexy, così ha detto».

LONDRA - L'unico spazio espositivo al mondo dedicato interamente all'ex Beatle chiuderà i battenti a settembre. All'interno del museo sono esposti numerosi oggetti e opere d'arte appartenuti all'ex cantante dei Beatles, tra cui chitarre, vestiti, testi musicali e gli inconfondibili occhiali tondi. Tutti oggetti destinati a cambiare casa. I visitatori del museo sono scesi da 124mila a 30mila l'anno. La vedova del musicista sta pensando di sposare il museo altrove: «Se il luogo che ospita lo spirito di John Lennon non si muovesse mai, si tratterebbe di una tomba, e non di un museo. John non ha una tomba, e il suo spirito vive per sempre. Dopo dieci anni qui - continua - per lo spirito di John è tempo di muoversi, guardando avanti verso il prossimo viaggio. Grazie a tutti quelli che hanno amato il museo, ciò che credevamo cinque anni sono diventati dieciNon è escluso che il museo possa essere riaperto in Inghilterra o negli Stati Uniti».

venerdì 5 febbraio 2010

APHOPIS: CI PENSERANNO I RUSSI

Proprio come nei film "Armageddon" e "Depp Impact" la Terra rischia di essere colpita da un asteroide. Dopo la profezia sul 2012, una nuova ombra investe il mondo. La data cruciale sarebbe il 2036. Sulla base dei dati forniti dall'Agenzia Spaziale, Apophis, questo il nome dell'asteroide-killer, potrebbe schiantarsi contro il pianeta. Per questo motivo "il distruttore" è da tempo sotto stretto controllo. Come riporta Fox News, la Russia avrebbe pensato di intervenire, lanciando un missile contro il "nemico". Il capo dell’Agenzia Spaziale Anatoly Perminov ha detto alla radio Golos Rossii (Voce della Russia) che una tale missione potrebbe rendersi necessaria per evitare che Apophis colpisca il nostro pianeta. Quando Apophis fu scoperto nel 2004, gli astronomi stimavano le probabilità di uno schianto pari a 1 su 37. Ulteriori studi, poi, hanno escluso qualsiasi possibilità di un impatto nel 2029, ma secondo quanto ha dichiarato Perminov nessuna ipotesi può essere scartata. Si ritiene che il 13 aprile 2029 Apophis - nome greco del dio dell’Antico Egitto Apòfi, detto «il distruttore» - si troverà a una distanza così ravvicinata, da raggiungere una magnitudine pari a 3,3, tanto da poter essere individuato a occhio nudo senza difficoltà. Questo incontro ravvicinato sarà visibile in una vasta zona che comprende Europa, Africa e Asia occidentale. Già in passato Apophis aveva fatto parlare di sè. Cinque anni fa causò fece scattare un primo allarme, poiché le osservazioni iniziali indicavano una probabilità relativamente alta di collisione. Tuttavia, osservazioni successive hanno permesso migliori previsioni e una determinazione dell’orbita più precisa, che di fatto hanno escluso la possibilità di un impatto con il nostro pianeta o con la Luna per quella data. Comunque, la probabilità di un impatto per il 13 aprile 2036 rimane ancora elevata, mantenendo l’asteroide al livello 1 di pericolo.

giovedì 4 febbraio 2010

LE BEVANDE GASSATE DIETETICHE POSSONO DANNEGGIARE I RENI

Si potrebbe pensarci due volte prima di bere una diet soda dopo aver letto i risultati di questa ricerca.
I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari di migliaia di infermiere e hanno scoperto che le donne che bevevano due o più bevande gassate dietetiche quotidianamente, hanno un duplice aumento del rischio di calo della capacità dei loro reni di filtrare il sangue, molto più velocemente rispetto a quelle che non ne hanno bevuto affatto. Un’altra analisi da parte della stessa coppia di ricercatori di Harvard ha scoperto che mangiare un sacco di sale danneggia il potere filtrante del rene nel tempo. “Sicuramente più studio è necessario, ma la nostra ricerca suggerisce che sodio e bevande dolcificate artificialmente sono associati ad un maggior tasso di declino della funzione renale”, così ha detto in un comunicato la Dr. Julie Lin, un nefrologo del Brigham and Women’s Hospital di Boston. L’analisi è basata sui dati di un progetto da lungo tempo in esecuzione chiamato Nurses ‘Health Study che ha raccolto informazioni sul consumo di alimenti con tutti i tipi di informazioni sulla salute. Lo studio raccoglie un’associazione di oltre 11 anni di dati e non dimostra nessun nesso di causalità. Le partecipanti allo studio sono state tutte donne di età media di 56 anni all’inizio del periodo di studio nel 1989. I risultati sono stati presentati ad una riunione a San Diego di specialisti del rene durante il fine settimana. Ci sono state “un sacco di reazioni personali” Lin ha detto, come la persona che ha detto, “io bevo cinque diet soda al giorno, sarai il mio nefrologo?” È stato chiesto a Lin quale fosse il legame tra le diet soda e i risultati della ricerca. “Non ne sono sicura”, ha detto. Ma se i risultati possono essere convalidati in altri studi umani, penso che la causa potrebbero essere gli edulcoranti dietetici che portano ad una o più cicatrici renali nel corso del tempo. Se così fosse, tenuto conto dei rischi di obesità dati dalle calorie delle bevande zuccherate, le versioni dietetiche hanno ancora un significato? Ha concluso Lin “io raccomando di non bere nessuna delle due versioni e personalmente non ne bevo, dal punto di vista sanitario sarei stata un cattivo elemento per questa ricerca.

mercoledì 3 febbraio 2010

CHANNEL 69...OOPS!!! CHANNEL 7

Un aggiornamento televisivo sugli indici bancari australiani trasformato in una specie di barzelletta. E' successo nell'open space della Macquarie Bank, a Sydney, quando la telecamera di Channel Seven ha sorpreso un ignaro impiegato a "distrarsi" con delle immagini della modella Miranda Kerr, con addosso solamente uno slip. Il più serio collega stava andando in onda per fornire un'analisi finanziaria dei tassi di cambio, quando dal monitor alle sue spalle è spuntata una Miranda a dir poco osé. Il "farfallone" colto in flagrante si è reso conto del pasticcio a cose fatte. Dopo qualche secondo lo si vedra' girato verso la telecamera, con un'espressione smarrita sul volto e lo schermo sintonizzato su una pagina innocua. Ormai, però, era troppo tardi: ora dovrà spiegare al suo capo il perché di quella "distrazione", il cui video ha già fatto il giro del mondo

CINA 2010, ODISSEA NELLO SPAZIO

Le ambizioni cinesi di conquistare lo spazio faranno un grande passo avanti quest’anno: il gigante asiatico si è imbarcato in una delle più costose imprese spaziali degll’ultimo decennio. “La Cina ha in progetto di sbarcare sulla Luna e di mettere in piedi una stazione spaziale entro il 2020″, racconta The Straits Times. La prima parte della stazione spaziale cinese dovrebbe essere pronta prima della fine dell’anno con il lancio delle navette Tiangong-1 e di Heavenly Palace-1. “La Cina è entrata nel club delle imprese aerospaziali nel 2003, quando ha mandato il suo primo astronauta in orbita a coronamento di un programa cominciato nel 1992. Lo sbarco sulla Luna non sembrava essere tra le priorità di Pechino secondo le fonti ufficiali, ma molti osservatori dicono che è proprio questo uno degli obiettivi. La navetta Chang’e-2, per esempio si sta preparando a sbarcare sul satellite verso la fine del 2012. Anche se, secondo i mezzi d’informazione del paese, si tratta solo di una prova della tecnologia spaziale cinese”. Il programma aerospaziale cinese potrebbe svilupparsi anche più velocemente con l’aiuto della Russia e degli Stati Uniti, “ma gli statunitensi non sono molto disponibili a condividere le loro competenze e i rapporti con la Russia stentano a prendere il volo”. Erano stati annunciati almeno cinque progetti di cooperazione tra Russia e Cina, quest’anno. “Ma gli esperti e i mezzi d’informazione sono pessimisti, evidenziando una mancanza di fiducia reciproca tra le due potenze. Lo scorso anno, per esempio, la Russia si è tirata indietro di fronte a una missione per Marte”.

martedì 2 febbraio 2010

LA GRECIA SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO

IL GOVERNO DI ATENE PENSA DI USCIRE DALL'EURO

Un decennio fa l’introduzione dell’euro, la valuta corrente di 16 dei 27 Paesi dell’Ue, fu una decisione politica, non monetaria. Quando venne introdotta la nuova moneta, nel 1999, il premio Nobel Milton Friedman scrisse al suo amico, l’economista italiano Antonio Martino: “Come sai, sono molto scettico sull’euro e molto dubbioso su sul suo futuro funzionamento. Tuttavia, sono meno pessimista di quanto lo fossi prima semplicemente perché non mi sarei mai aspettato che i vari Paesi avrebbero dimostrato di avere il tipo di disciplina che era richiesta per rientrare nell’euro”. I problemi derivanti dalla recente crisi economica hanno avuto un effetto negativo sulla Grecia, uno dei paesi dell’Eurozona. Gli analisti dubitano che il governo di Atene sia capace o si sforzi di trovare una soluzione dei problemi finanziari che hanno colpito il Paese. Se non ce la farà, le altre 15 nazioni che adottano l’euro ne pagheranno le conseguenze, una ipotesi che non sembrano accettare con piacevolmente. Thomas Mayer, chief economist della Deutsche Bank, la settimana scorsa è intervenuto per dare un avvertimento: "La situazione è più seria che mai, da quando è stato introdotto l’euro. (…) Se la situazione in Grecia dovesse prendere una piega negativa, l'Eurozona potrebbe crollare, o affrontare una considerevole inflazione”. I problemi dell’euro influiscono sul mondo intero. La valuta UE non è stata introdotta a causa di considerazioni economiche, ma perché l’Unione Europea pretende di essere un autentico Stato e da uno Stato ci si aspetterebbe che abbia una singola valuta nazionale. Sperando di trasformarsi in una forza politica potente, l'Unione ha adottato l'euro come valuta corrente di circa 327 milione di persone, di modo che il suo potere economico attuale possa essere percepito come una prefigurazione del suo prossimo potere politico. L'Eurozona rappresenta la seconda maggiore economia nel mondo. Durante lo scorso decennio, l’euro è diventato la seconda valuta di riserva dopo il dollaro. Con banconote e monete in circolazione per più di 790 miliardi di euro, l’euro ha superato la circolazione del dollaro. L’euro sembra essere molto forte, rispetto al dollaro, alla sterlina inglese e ad altre valute in drammatica caduta se paragonate ad esso – una delle cause dei problemi che sta vivendo la Grecia. Il turismo è uno dei settori trainanti dell’economia greca. Per i turisti che provengono dall’esterno della Eurozona, come americani e britannici, la Grecia è diventata una meta troppo cara per le vacanze. L’anno scorso, quando la crisi economica ha colpito anche l’Europa, e il numero di cittadini europei, come gli italiani, che erano soliti andare in Grecia, si è notevolmente ridotto, l’economia greca è collassata e il governo non è stato più in grado di coprire il debito pubblico del Paese. Con la Grecia che si trova ad affrontare la bancarotta, le paure legate alla situazione finanziaria di Atene hanno condotto verso una svalutazione dell’euro. La scorsa settimana, i ministri delle finanze di Germania e Olanda – i due Paesi della Eurozona che prima dell’euro avevano la valuta più forte in Europa (il marco tedesco e il fiorino olandese) – hanno annunciate che non aiuteranno la Grecia a risolvere i suoi problemi. I sondaggi indicano che il 70% dei tedeschi è contrario a usare le proprie tasse per un “bailout” destinato ad altri Paesi. Malgrado la propaganda della UE secondo cui i cittadini europei condividerebbero un’identità nazionale comune, questo semplicemente non è vero. Come sottolineava un editoriale della edizione tedesca del Financial Times non più tardi del mese scorso: “La Spagna crede in ‘più Europa’. Non si può più essere certi che possiamo dire lo stesso della Germania”. Anche l'economia tedesca è stata colpita dagli effetti negativi della crisi. L'anno scorso il PIL tedesco è sceso del 5 per cento, il più grande calo dal Dopoguerra, con una perdita del 15 per cento nelle esportazioni e del 20 per cento nella vendita di beni prodotti in Germania. I tedeschi non sono quindi pronti a risollevare, a proprie spese, Paesi come Grecia, Romania, Spagna, Portogallo e Irlanda dalla recessione. C’è inoltre molta rabbia verso i Greci da parte degli altri Paesi UE: sembra che per alcuni anni la Grecia abbia “coperto” le sue performance economiche negative presentando ufficialmente un quadro economico migliore rispetto a quello reale. Per questo la promessa del governo greco di ridurre il disavanzo di bilancio dal 12.7 per cento del PIL nel 2009 al 2.8 per cento nel 2012 è stata presa con scetticismo. Molti dubitano che il governo di Atene sarà abbastanza forte da resistere alle pressioni interne dei potenti sindacati contrari agli sforzi diretti verso un taglio radicale del deficit di cui c'è bisogno, mentre altri dubitano che i Greci eviteranno di manipolare nuovamente i dati economici. La riluttanza ad aiutare i Greci è enorme all'interno di una Eurozona che attualmente si trova ad affrontare un tasso di disoccupazione del 10 per cento, il dato più elevato da quando 11 anni fa è stato introdotto l’euro. Secondo le regole della UE, comunque, tutti i 27 stati membri – e non solo i 16 che fanno parte dell’Unione – sono obbligati ad aiutare i Greci se l'UE deciderà di concedergli un prestito. L'articolo 122 del Trattato della Unione, che è entrato in vigore nel dicembre scorso, recita: “Quando uno stato membro è in difficoltà o è seriamente minacciato da difficoltà causate da disastri naturali o avvenimenti eccezionali fuori controllo, il Consiglio dei Ministri, su proposta della Commissione Europea, può assegnare, in determinate circostanze, l’assistenza finanziaria da parte dell’Unione”. Questa decisione è presa tramite un voto di maggioranza. Di conseguenza la Gran Bretagna, che ha sempre rifiutato di aderire all’Eurozona, in teoria potrebbe essere costretta ad aiutare a salvare l'euro. La stampa britannica ha già segnalato che, se al fondo di salvataggio UE per la Grecia si abbinerà il disavanzo del bilancio greco, e l'UE decidesse che gli stati membri debbano contribuire ognuno secondo la propria parte al totale della economia UE, la Gran Bretagna potrebbe essere costretta a pagare un conto di 7 miliardi di sterline per il “bailout” della Grecia, o forse anche di più, se altri Paesi europei in via di bancarotta, come la Spagna, saranno esentati da questa contribuzione condivisa. Gli euroscettici britannici temono che se la Grecia, che rappresenta 3 per cento del PIL della UE, riceverà un prestito, altri Paesi dell’area euro che affrontano difficoltà finanziarie (come Spagna, Portogallo e Italia) potrebbero esigere lo stesso trattamento. Questo, dicono, caricherebbe la Gran Bretagna di una “tassa” pari 50 miliardi di sterline per salvare una valuta in cui i Britannici non hanno mai creduto. Anche se l'opinione pubblica europea si oppone a al piano di “bailout” per i greci, Irwin Stelzer ha scritto recentemente sul Wall Street Journal di aspettarsi che i politici europei presentino un piano: “C’è così tanto capitale politico investito sull’euro dalla classe politica – ha scritto Stelzer – che persino la parsimoniosa cancelliera tedesca Angela Merkel alla fine vorrà contribuire con dei prestiti se necessario”. Tuttavia ci sono indicazioni anche in senso opposto. I politici greci potrebbero ritenere che l'unico modo per scongiurare il malcontento sociale in patria potrebbe essere quello di abbandonare l'euro e ristabilire la loro propria valuta nazionale, la dracma greca. Questo permetterebbe al governo di Atene di svalutare la valuta corrente al fine di stimolare le esportazioni e lo sviluppo economico – una mossa politico-monetaria che ad Atene resta da giocarsi per rimanere nella Eurozona. Sembra che qualcuno che controlla l'euro, alla Banca Centrale Europea (Bce), sia favorevole a questa mossa. Il 17 gennaio scorso, Ambrose Evans-Pritchard ha scritto sul “London Daily Telegraph” che al quartier generale della Bce a Francoforte si sta preparando il terreno legale per il break-up dall’euro. Tuttavia, un problema maggiore sembra essere quello per cui, una volta accettato l'euro, un Paese non possa liberarsene a meno di lasciare questa moneta tout court. “Questo è un avvertimento per la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda e la Spagna. Se falliranno nell'organizzare una politica di sostegno pubblico verso una austerità draconiana, rischiano di essere gettati nell'oblio islandese”. Oltre a Gran-Bretagna e Danimarca, due Paesi che hanno ottenuto l’opzione di non partecipare ai trattati della UE, tutti gli stati membri sono obbligati a entrare nell’eurozona oppure a “fissare” le loro valute ad esso. L'ex analista del FMI, Desmond Lachman, citato nel warning di CityAM, ha detto: “Ci sono tutte le possibilità per cui entro due o tre anni… lo status di stato membro della Grecia potrebbe interrompersi con un botto”. Evans-Pritchard, tuttavia, segnala che il punto di vista dominante nei circoli finanziari londinesi sembra essere quello per cui “se alla fine sarà necessario un salvataggio (il bailout della Grecia), allora bisognerà trovare qualche forma di salvataggio…”. Questa è una scommessa, ha detto Evans-Pritchard, e Berlino farà “quello che già faceva per la Germania Est: sussidi per sempre. E’ sarà anche un giudizio sull’EMU (Economic and Monetary Union), se sia la moneta vincolante di una sacra solidarietà oppure semplicemente un sistema di tasso di cambi fissi come altri che lo hanno preceduto. Sarà la politica a deciderlo”. Tutto ciò ci riporta a Milton Friedman: quando i politici decidono di regolare le questioni economiche e monetarie, i risultati di solito sono catastrofici.