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martedì 17 aprile 2012

IMU, LA TASSA PIU' ODIOSA




La tassa più odiosa in assoluto è quella sulla prima casa. Il bene più prezioso per le famiglie italiane che lo hanno spesso pagato con una vita di sacrifici. La introdusse per primo Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, nominato presidente del Consiglio nel 1992 per la grande esperienza maturata nel PSI e oggi pensionato d'oro con 31.000 euro al mese. Rigor Montis l'ha reintrodotta, ne ha cambiato il nome da ICI a IMU e l'ha aumentata, di quanto non è ancora dato sapere esattamente, ma si presume del 50% in più sull' ICI precedente della prima casa e del 100% in più sulla seconda casa. L'ammontare dipenderà dal buco di bilancio da colmare entro fine anno. Le ultime notizie, del tutto provvisorie come questo governo badogliano, dicono che l'IMU si pagherà in tre rate. Leggere i termini della riscossione è un'impresa. L'acconto di giugno sulla prima abitazione verrà effettuato con l'aliquota dello 0,4% alla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 da cui vanno detratti 200 euro e 50 per ogni figlio di età inferiore a 26 anni e convivente. Sul valore calcolato si pagherà un terzo. Il calcolo per le case non di abitazione principale avverrà dalla stessa rendita con un'aliquota di riferimento dello 0,76%. e si pagherà forse in tre rate o forse in due. Solo a settembre si saprà il valore dell'imposta e le due rate successive saranno variabili in funzione delle necessità di bilancio. Se un Comune tassa dello 0,6% una casa dalla rendita di 1.000 euro, la prima rata sarà di 157,33 euro, ma le due successive salirebbero a 325,33 euro per arrivare al totale di 808 euro. Se invece il Comune applicasse l'aliquota minima dello 0,2% il contribuente maturerebbe il diritto a un rimborso di 21,33 euro perché la sua imposta totale sarebbe di 136 euro a fronte di 157,33 pagate a giugno. Chiaro? Chiaro un cazzo! Una supercazzola montiana prematurata come se fosse antani. Ci costeranno di più il commercialista e le sanzioni di Equitalia per gli inevitabili errori del pagamento dell'IMU.L'IMU si applica anche a chi paga un mutuo e questa è una vera e propria schifezza. Sei tassato su un bene che non è ancora tuo. Inoltre, chi non paga può essere privato del suo unico tetto dallo Stato. Questo NON è giusto e la legge va cambiata! Equitalia non può rivalersi sulla prima casa.Si sta avverando la previsione di Tremorti , il debito pubblico pagato dai risparmi privati. Rigor Montis sta divorando i nostri beni, a iniziare dalla casa, per pagare gli interessi sul debito pubblico alle banche. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.
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L'analisi SUll'IMU
Guida (provvisoria) alle imposte sugli immobili
Il governo può sempre modificare aliquote e detrazioni dopo l'incasso di giugno
Se non fosse una faccenda assai seria perché c'è in ballo il portafoglio di milioni di italiani si potrebbe ormai parlare di commedia. Le modalità di pagamento dell'Imu appaiono infatti destinate a cambiare ancora. L'acconto da versare entro il 18 giugno dovrebbe essere non più della metà ma bensì di un terzo della somma dovuta applicando le aliquote e le detrazioni che il decreto Salva Italia identifica come quelle standard. Al contribuente toccherà versare poi altre due rate; una a settembre e una a dicembre.Almeno, questo dovrebbe succedere a seguito degli emendamenti che lunedì prossimo saranno presentati alla Commissione finanze della Camera per definire nuove modalità di rateazione dell'imposta. Nell'attesa delle proposte cerchiamo di fare il punto sulla situazione.A giugno in tutti i casi l'imposta si pagherà in acconto: sull'abitazione principale il computo verrà effettuato applicando l'aliquota dello 0,4% alla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per 160; dal risultato vanno detratti 200 euro in tutti i casi più altri 50 per ogni figlio di età inferiore a 26 anni e convivente; se passerà l'emendamento sul valore così calcolato si pagherà un terzo. Per le case che non hanno le caratteristiche dell'abitazione principale invece il computo avverrà partendo dalla rendita moltiplicata come descritto sopra, ma l'aliquota di riferimento sarà lo 0,76%. Non è al momento chiaro se anche in questo caso bisognerà pagare in tre rate o se rimarrà in vigore la regola originaria che prevede il pagamento in due tranche. Ma questo, se vogliamo, è solo un aspetto minore del problema: il principale è che fino a settembre non si potrà comunque sapere l'ammontare reale dell'imposta, perché il governo si è riservato la possibilità di modificare, sulla base dell'incasso reale che otterrà a giugno, il range di aliquote e detrazioni entro cui i Comuni dovranno muoversi.Per cui le due rate successive alla prima potranno risultare di entità anche molto diversa: se un Comune decidesse di tassare i residenti allo 0,6% (aliquota massima prevista dal Salva Italia e ancora suscettibile di peggioramenti) una casa dalla rendita di 1.000 euro pagherebbe alla prima rata 157,33 euro, ma le due successive salirebbero a 325,33 euro per arrivare al totale di 808 euro. Se invece il Comune optasse per l'aliquota minima dello 0,2% il contribuente maturerebbe il diritto a un rimborso di 21,33 euro perché la sua imposta totale sarebbe di 136 euro a fronte di 157,33 pagate a giugno. La rateazione tripartita non è la sola novità che si prospetta: infatti gli emendamenti dovrebbero anche recepire la norma che consente ai Comuni di abbassare, come succedeva per l'Ici, a livelli minimi l'imposta sugli immobili concessi in locazione a canone concordato. Il provvedimento è stato chiesto sia dalle organizzazioni dei proprietari che da quelle degli inquilini ma rischia di rimanere una norma di facciata: nelle grandi città infatti i canoni concordati riguardano solo una piccola minoranza di contratti perché l'appeal fiscale non compensa il forte sconto che concedono agli inquilini rispetto agli affitti del mercato libero. Vi sarebbe invece contrarietà a concedere le agevolazioni prima casa agli anziani ricoverati in casa di riposo. Stando alle agenzie il relatore Gianfranco Conte avrebbe spiegato che agevolando l'Imu si spingono i familiari a mettere gli anziani nella casa di riposo per usufruire della tassazione più leggera. Non sarebbe un grande affare: per quanto possa essere cara, l'Imu non agevolata costa assai meno della retta di un ospizio.
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FISCO
Equitalia, due mesi per pagarepoi ti pignorano la casa
Nuove regole al via. Lo Stato vuole incassare 13 miliardi. Si deve saldare ancora prima di un processo che definisca chi ha ragione
L'Agenzia delle Entrate cala l'arma "fine del mondo" sui contribuenti: in modo silenzioso, dopo un rinvio estivo e tre rivisitazioni in altrettanti decreti, ventiquattro ore fa l'Agenzia ha offerto al mastino Equitalia uno strumento di rara efficacia. Dopo 60 giorni dall'avviso al contribuente ("Devi pagare", e si parla di debiti con lo Stato contratti a partire dal 2007, imposte sui redditi, Iva, Irap), l'Equitalia guidata da Attilio Befera, l'istituzione più temuta del paese, potrà attivare i suoi mezzi per recuperare il debito. Senza muovere un passo, potrà iscrivere ipoteca sull'artigiano considerato infedele (facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche con conseguente chiusura dei fidi), potrà pignorare il suo conto corrente (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviare i pignoramenti presso terzi (sono i crediti dei clienti, Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e far partire le ganasce fiscali su auto e van posseduti. Da ieri, il "titolo di debito" è immediatamente esecutivo: basta un avviso per considerarti in mora. Non c'è più bisogno di istruire una cartella esattoriale che, ricorsi compresi, portava al saldo dell'eventuale debito entro 15-18 mesi. Il problema è che in quattro casi su dieci i ricorsi davano ragione al contribuente. Già. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha chiesto al suo braccio destro Befera certezza di entrate, gli ha assegnato l'obiettivo 13 miliardi
per la prossima raccolta fiscale e, quindi, gli ha offerto una legge che dà al Fisco poteri mai visti nella storia della Repubblica. Entro 61 giorni dall'avviso - a prescindere dal fatto che l'avviso sia stato ricevuto o dorma in un ufficio delle Poste, in una Casa comunale - il contribuente o paga l'intera somma o contesta pagandone un terzo (più gli interessi maturati). Si deve saldare prima ancora dell'istruzione di un processo amministrativo che definisca chi ha ragione. Di fronte al ricorso del cittadino, per sei mesi gli agenti della riscossione non potranno avviare pignoramenti, ma potranno ipotecare una casa e bloccare un'auto. Se Equitalia, poi, si convince che c'è "fondato pericolo" di perdere il credito, ha il mandato per fare quello che crede: sequestrare una pensione, mandare un bene all'asta immobiliare. Se il colpito dimostrerà di avere problemi di liquidità - novità della terza e ultima rivisitazione - chiederà a un giudice tributario una sospensiva per fermare l'azione (per 150-180 giorni) oppure aderirà a un concordato (sconto con trattativa). "Non esiste più diritto alla difesa, devi versare che tu abbia torto o ragione", attacca l'avvocato Alberto Goffi, consigliere regionale Udc del Piemonte, riferimento della rivolta anti-Equitalia. "Si sta colpendo chi ha fatto dichiarazioni fedeli e oggi, a causa della crisi, non è in grado di pagare le tasse. Non puoi impugnare quello che hai dichiarato, è la condanna a morte delle imprese oneste". Pietro Giordano, segretario Adiconsum: "Con questi tassi prossimi all'usura crescerà il debito dei contribuenti, le misure introdotte a luglio vengono vanificate". Già, sull'onda delle sconfitte alle amministrative e le conseguenti urla della Lega ("tutta colpa di Equitalia"), a inizio estate il governo innalzò a 20 mila euro il tetto per l'ipoteca sulla prima casa, pretese due avvisi prima di apporre le ganasce fiscali e allungò a 72 mesi le rate per i debiti. Quindi, per cercare di diminuire il gigantesco contenzioso fermo nelle commissioni di ricorso, l'Agenzia ha avviato un mini-condono per chi aveva contestato. Ieri, però, è stata sguainata l'arma letale: "60 giorni per pagare". A fine mese arriverà il redditometro, quindi il carcere per gli evasori. I dirigenti dell'Agenzia: "Ora possiamo andare avanti spediti, gli esattori punteranno al sodo. Usciamo dall'Ottocento, entriamo nel Duemila".

FONTE: Beppegrillo.it / repubblica.it/economia /

giovedì 24 novembre 2011

“L’intervento shock di Monti”

Gira su internet un video in cui il presidente del Consiglio spiega come funziona l’Europa; e qualcuno grida al complotto.



Se è vero che i governi migliori sono quelli che sono in grado di essere più impopolari, allora il governo Monti è di gran lunga il governo migliore di sempre visto che basta un videomontaggio di un innocuo – vedremo subito perché – discorso tenuto dal professore-premier, in cui il presidente del Consiglio spiega la sua visione del cammino di unificazione europea, per pensare di dimostrare che lui sia parte attiva e promotore del consueto complotto per l’annullamento della democrazia e la nascita della tecnocrazia dei banchieri e dei burocrati. Un video, che gira su Youtube, montato da un utente Facebook, e che ritiene di diffondere una “informazione libera”, prende le parole di Mario Monti pronunciate in un non meglio identificato intervento e pone delle domande all’utente che lo guarda.


LE PAROLE DI MONTI – Il video viene caricato sul profilo Romaunita Tv, ultimo di una serie di video che parlano dell’”usurpazione del potere politico” e di una “manifestazione contro la moneta”. Nel video, Monti afferma che non bisogni sorprendersi se “l’Europa abbia bisogno di crisi anche gravi per andare avanti”. D’altronde “i passi avanti dell’Europa sono per definizione delle cessioni di sovranità dagli stati nazionali ai livelli comunitari”, dice l’allora futuro presidente del Consiglio dei Ministri. “E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa maggiore di quello del farlo”, perché la collettività si trova nel mezzo di una grande crisi: “Abbiamo bisogno delle crisi, come tutti i consessi internazionali, per fare passi avanti; ma quando le crisi si risolvono rimangono leggi e istituzioni, per cui non è pienamente reversibile” questo processo di progressiva unione, dice il presidente del Consiglio. Monti continua criticando una democrazia basata sui sondaggi, nella sua versione più tecnologica, degli instant polling: “E’ il colmo della democrazia, o è il colmo della followership?”, si chiede l’uomo della Bocconi. “In Europa abbiamo troppi governi che si dicono liberali e che hanno tentato di ridurre la libertà di azione delle autorità che si sposano necessariamente al mercato”, dice Monti; il videomaker pone qui l’ultima sua considerazione apocalittica: “Gli stati che si sono opposti (Grecia, Spagna, Italia) hanno già cambiato governi”.

LE DOMANDE CHE NON C’ERANO – Ultima, dicevamo, delle sue considerazioni, che ci sono utili per mettere sul tavolo tutta la serie delle accuse complottiste o para-golpiste che vengono rivolte al gabinetto Monti e alla sua azione di governo. Al video vengono rimosse le domande effettive a cui Monti risponde (lo nota, in calce al video, un commentatore: dolendosene), e vengono suggerite delle domande alternative. “Secondo lei”, signor Monti, “noi italiani dovremmo cedere la nostra sovranità popolare all’Europa dei banchieri?”; ancora: “Come pensa di convincere il popolo a cedere la sua sovranità?”, “Quindi le crisi”, di cui Monti come abbiamo visto parlava, “servono a “cedere” all’Europa diritti e sovranità?”; “quando la crisi finisce i cittadini potrebbero chiedere in dietro (sic) le proprie sovranità?”. E alla fine, il grande complotto: “Domanda finale per te cittadino che stai guardando questo video: Draghi, Napolitano e Monti, da chi sono stati eletti? Tu gli hai dato il tuo voto? Tu hai dato loro il permesso di cedere la tua sovranità? Rifletti e cerca di svegliarti prima che sia troppo tardi”, dice il video. Una serie dunque di domande provocatorie che puntano a smascherare un complotto che avrebbe buttato giù le fondamenta dello Stato Italiano e che ci danno la possibilità di rivelarvi finalmente le generalità del complottista. Il criminale ha nome e cognome: responsabile di ciò che è successo in Italia nelle ultime settimane è la Costituzione della Repubblica Italiana.

LA COSTITUZIONE – Chi ha portato Mario Monti al governo? Perché Mario Monti non è stato eletto e siede comunque sulla poltrona di Palazzo Chigi, a fare il presidente del Consiglio dei Ministri? Questo accade perché viviamo in una repubblica parlamentare, dove ad essere eletto, nonostante anni di Berlusconi, è il parlamento e non il governo: per cui quest’ultimo può essere defenestrato e sostituito con qualsiasi esecutivo abbia la fiducia delle Camere. Monti è stato eletto da qualcuno? No, né c’è bisogno che lo sia: il Parlamento, formato dai rappresentanti eletti – loro sì – del popolo italiano, gli hanno accordato la fiducia. Seconda domanda: Monti ha intenzione di cedere la nostra sovranità all’Europa dei banchieri? Che l’Europa sia dei banchieri è da provarlo, per ora, stando a ciò che c’è scritto nel Trattato di Lisbona, è dei suoi popoli e certamente dei suoi cittadini. A voler trasferire la nostra sovranità all’Unione è, dicevamo, la nostra Costituzione.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’articolo 11 è quello che ci qualifica come una repubblica nemica della guerra indiscriminata e, guardacaso, amica dell’Europa. Lo diceva Don Milani in un passo de L’obbedienza non è più una virtù. L’Europa è alle porte. La Costituzione è pronta a riceverla: «L’Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie…». I nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell’Europa. Le divise dei soldati e dei cappellani militari le vedranno solo nei musei.
Poi non è andata proprio così, o almeno, non con questa facilità.
IL CAMMINO EUROPEO – Sta di fatto che a Roma nel 1957 è stato firmato il trattato che istituisce la Comunità Economica Europea, che insieme alla Comunità del Carbone e dell’Acciaio ha dato i natali alle Comunità Europee; poi c’è stata Maastricht nel 1993, poi Amsterdam, Nizza e infine Lisbona nel 2007: l’Unione Europea ha in effetti limitato la sovranità del nostro paese, in maniera perfettamente consentita dalla nostra Costituzione. Quindi non lo dice Monti che noi possiamo cedere la nostra sovranità, ma la Carta; che noi si debba non è detto, ma bisognerebbe scegliere di scendere dal treno dell’Europa, di cui siamo soci fondatori, il che sarebbe abbastanza strano. E’ vero che l’Unione può creare atti legislativi che hanno effetto sulla vita di tutti i cittadini, che la Corte di Giustizia Europea può invalidare atti illegittimi per il diritto dell’Unione; è vero che l’Unione è un soggetto invadente nella vita dello Stato e della sua sovranità: questo perché l’Unione ambisce ad essere il futuro, un futuro che per essere creato ha bisogno di rinunciare ad una parte dei propri egoismi per un investimento in qualcosa di più grande, come l’Europa Unita. Una sfida non priva di difficoltà e che ad oggi è tutt’altro che vinta, anche e soprattutto per la mancanza di una governance politica che trasferirebbe davvero quella sovranità che oggi l’Unione non ha. Per questo Monti non ha bisogno di “convincere” nessuno a cedere la propria sovranità: “in condizione di parità” con gli altri stati dell’Unione, basta la nostra Carta Costituzionale, che fin dal 1946 aveva previsto questo approdo.

Come dicevamo, è possibile, a certe condizioni, uscire dall’Unione Europea; possibilità peraltro chiarita di recente, e comunque macchinosa. Mario Monti, con tutto questo, c’entra in maniera relativa.
CRISIS? WHAT CRISIS? – Ultima accusa che viene a Mario Monti (ma in realtà, a tutti gli uomini di governo parte di questo fantasmagorico complotto) è, per certi versi, la più assurda: il professore ha detto che le istituzioni umane, gli ordinamenti, per poter progredire, per fare passi avanti, hanno bisogno di “crisi”. Più le crisi sono gravi più spingono i gruppi umani ad interrogarsi; la situazione non cambia, dice Monti, fino a quando il costo sopportato per non cambiare è di gran lunga maggiore al costo che si sopporterebbe cambiando: in breve, fino a che non convenga. Finita la crisi, la società si accorge di aver costruito qualcosa di nuovo (“leggi, istituzioni”) che, approvate in situazioni di emergenza, impediscono di fatto il tornare al punto di partenza. Ricordandoci che crisi viene dal verbo greco “krino”, che significa scegliere, discernere, giudicare; e che quindi il termine crisi identifica un momento di grande dinamismo in cui si è spinti a prendere delle strade che prima non si pensava di poter seguire, viene da chiedersi in cosa il ragionamento di Monti non sia condivisibile. A meno, ovviamente, di non avere un complotto in mente.


ITALIANI SVEGLIATEVI, NON E' MAI TROPPO TARDI.




FONTE: Giornalettismo.it

giovedì 1 settembre 2011

Parlamento Pulito a Montecitorio 10.09.11

Per evitare la catastrofe economica e ripartire, è necessario fare tre cose: cambiare la legge elettorale, un governo di salute pubblica per il tempo necessario a far passare la tempesta e il ritorno alle urne. Una nuova legge elettorale è già disponibile, lo è da quattro anni, è "Parlamento Pulito" la proposta di iniziativa popolare che prevede l'elezione diretta dei candidati, un massimo di due mandati, nessun condannato definitivo eleggibile. Va discussa al più presto al Senato e poi alla Camera. Nessun partito si è premurato di metterla all'ordine del giorno, Schifani è scomparso, Napolitano dorme. In questi giorni abbiamo assistito all'ennesima buffonata ad uso del popolo bue. L'11 luglio alcuni parlamentari di Pd, Idv e Sel hanno depositato in Cassazione la proposta di referendum abrogativo della attuale legge elettorale. Ora lanceranno banchetti estivi per raccogliere entro fine settembre almeno 500.000 firme. Sarà un trionfo carnevalesco di un'opposizione i cui membri sono stati tutti "nominati" (senza che nessuno muovesse un dito) nelle ultime due tornate elettorali: nel 2006 e nel 2008. Realpolitik per i gonzi per il mantenimento delle poltrone.
Le firme per una nuova Italia sono già state raccolte, sono 350.000, giacciono da quasi un lustro, per unica responsabilità dei partiti, nelle cantine del Senato. Dovrebbero essere discusse ora. Non dopo le vacanze. Per la maggioranza degli italiani le vacanze sono ormai un miraggio, mentre i parlamentari fanno un mese di villeggiatura e chiudono il Parlamento fino a settembre. Intanto il Paese va a fuoco nelle borse di tutto il mondo. Ma non si vergognano?
Qualcosa va fatto, lo dobbiamo a noi stessi. Al rientro dei parlamentari in bermuda, sabato 10 settembre 2011 sarò davanti al Parlamento per chiedere che sia immediatamente discussa la legge Parlamento Pulito in una sessione pubblica che come primo firmatario ho il dovere e l'obbligo di illustrare. Rimarrò di fronte a Montecitorio tutto il tempo che sarà necessario. Mi aspetto che mi raggiungano i 350.000 italiani che hanno firmato l'otto settembre del 2007 per restituire la democrazia a questo Paese.
La Seconda Repubblica è morta e gli italiani non vogliono perire legati al suo cadavere. Datemi un segnale di partecipazione, belìn. Non lasciatemi manganellare in solitudine. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
FONTE: www.beppegrillo.it

giovedì 9 giugno 2011

PRODOTTO AVARIATO, ALTAMENTE TOSSICO

I Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri hanno diffuso un allarme su tutto il territorio nazionale per un prodotto scaduto ed ancora in vendita negli scaffali dei negozi italiani !!!
Il prodotto, che apparentemente si presenta in buone condizioni, in realtà è avariato !!!
Non utilizzatelo !!! Assolutamente!!!



lunedì 13 settembre 2010

LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI

I grandi numeri della settimana arrivano dalla relazione periodica della Banca d'Italia e dalla rilevazione mensile dell'Istat. In due anni, dicono i rapporti, si sono persi 815mila posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è arrivato all'8,9% tornando ai livelli del 2001, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) ha raggiunto il 29,5% (il massimo dal 2004), la cassa integrazione nel 2009 ha interessato 1,8 milioni di lavoratori, 300mila dei quali in cig straordinaria o in deroga. Ad aprile risultavano in cerca di occupazione 2 milioni e 220mila persone, +21mila rispetto a marzo e +372mila (20%) rispetto ad aprile 2009. Secondo l'Inps, però, le domande di disoccupazione nel primo quadrimestre 2010 sono scese del 13,7% rispetto al 2009. Dal territorio, si segnalano i numeri sulla crisi del settore legno-arredamento del Friuli Venezia Giulia: +40% nell'industria rispetto al 2009 nei primi 4 mesi 2010 e circa mille lavoratori e 200 aziende interessati nell'artigianato. I segnali di ripresa, per ora, riguardano i grandi gruppi e gli investimenti all'estero (Prysmian e Magneti Marelli in Cina, Piaggio in India), mentre le cronache confermano le difficoltà delle imprese medio-piccole in tutti i settori, a partire dall'indotto auto. Il nono appuntamento sulle "piccole crisi senza importanza" inizia con l'intesa sulla cigs alla iGuzzini di Recanati e termina con lo sfratto del call center Vol 2.O a Cagliari. Venerdì 28 maggio - Intesa alla iGuzzini illuminazione di Recanati (Mc) per la proroga della cassa integrazione straordinaria per un altro anno. Il provvedimento riguarda 130 lavoratori a rotazione, partendo da un minimo di circa un terzo del totale. L'intesa esclude licenziamenti alla scadenza della cig.+Due anni di cassa integrazione straordinaria e adeguati incentivi per l'esodo volontario. E' la base di discussione nella vertenza della Hermann caldaie di Pontenure (Piacenza) per la quale il gruppo Vaillant ha deciso la chiusura (con delocalizzazione) del reparto produzione a partire dal 2011. I lavoratori che perderanno il posto sono 90 su 170. La vicenda è oggetto di una mozione del consigliere regionale Stefano Cavalli (Lega).Nuova manifestazione decisa dai 30 dipendenti della Irp (industria ricostruzione pneumatici) di Cagliari-Macchiareddu. Stavolta il presidio sarà davanti al tribunale. I lavoratori sono in causa da due anni per ottenere stipendi arretari e tfr. La sede Eutelia di Napoli occupata dai lavoratori Agile ceduti al gruppo Omega e senza stipendio da otto mesi. Un corteo con circa milla disoccupati del progetto Bros blocca il traffico in via Galileo Ferraris a Napoli e occupa alcuni locali della sede Inps.Intesa all'Unione industriali di Savona per la proroga della cassa integrazione per i 60 lavoratori della Cartiera Verde Romanello di Varazze. La produzione si è fermata, causa crisi, ai primi di marzo e la prima cig scade il 30 maggio.L'Ilva di Taranto comunica ai sindacati il fermo del Treno lamiere, a causa dell'andamento del mercato, dal 3 giugno all'8 luglio. I lavoratori in cassa integrazione, a regime, passeranno dagli attuali 254 a 600 (+356).I lavoratori di Innova Service, società che gestisce le portinerie sull'area ex Alfa Romeo ad Arese (Milano), protestano sotto la sede della Regione in via Cardano contro la richiesta di cassa integrazione in deroga per 54 dipendenti da parte dell'azienda.Il sindaco sfila in corteo con i ferrovieri contro la chiusura dell'officina Cargo di La Spezia-Migliarina annunciata da tempo da Ferrovie dello Stato. La protesta dei dipendenti milanesi di Agile ex Eutelia davanti al Palazzo di giustizia. Il provvedimento, secondo i sindacati, riguarda circa duecento lavoratori tra ferrovieri e indotto.Accordo di massima sulla riorganizzazione dello stabilimento Electrolux di Forlì. Gli esuberi passano da 300 a 280 e nessuno sarà licenziato; saranno richiesti due anni di cig straordinaria per ristrutturazione, con rotazione mensile; la procedura di mobilità sarà attuata solo su base volontaria e sarà incentivata con un massimale di 25mila euro; per i lavoratori più prossimi alla pensione, l'incentivo sarà di 18mila euro. Al termine del processo, eventuali esuberi potranno essere affrontati con i contratti di solidarietà. Il gruppo conferma gli investimenti (43 milioni) e la centralità dello stabilimento forlivese. L'ipotesi di accordo passa ora al vaglio delle assemblee.Lunedì 31 maggio - Ci sarebbe un compratore interessato a rilevare il prosciuttificio Cavalli & Granai di Corniglio (Parma) per il quale i proprietari hanno fatto richiesta di concordato preventivo. I 10 dipendenti sono in cassa integrazione. Il presidio sotto il Pirellone (sede della Regione Lombardia) dei lavoratori Maflow di Trezzano sul Naviglio: 300 in cassa integrazione. La Regione Friuli Venezia Giulia comunica ai sindacati la proroga di un anno della cassa integrazione straordinaria per i dipendenti dello stabilimento Luvata di San Vito al Tagliamento, chiuso quasi un anno fa. Secondo la Regione, la proroga della cigs è resa possibile dal fatto che il 30% dei 148 lavoratori interessati è stato riassorbito da aziende del territorio, mentre una decina di loro disponibili al trasferimento potranno essere impiegati negli stabilimenti di Amaro e Pocenia (Udine).La Europlastica non è disponibile ad applicare i contratti di solidarietà. La comunicazione è stata data nel corso di un incontro con i sindacati e la Regione. L'ipotesi era stata avanzata dai sindacati per mantenere i livelli produttivi a costo ridotto ed evitare il ricorso alla cassa integrazione. Lo stabilimento di Pasiano di Pordenone dà lavoro a 145 persone.I sindacati confederali del settore costruzioni della Basilicata fanno il punto della crisi sui dati delle casse edili di Potenza e Matera: dal 2008 al 31 marzo 2010 si sono persi 5.262 posti di lavoro e 647 imprese. Dai 12,8 milioni di ore lavorate del 2008 si è scesi a 4,8 milioni di ore nel primo trimestre 2010. Il presidio degli operai (48 in cig) davanti allo stabilimento Global Business di Grugliasco (Torino) che l'azienda intende chiudere. Le Ferrovie dello stato a un incontro con le rsu comunicano l'intenzione di esternalizzare la manutenzione, confermando il piano che prevede la chiusura dell'Officina grandi riparazioni (Ogr) di Bologna entro il 2013. Oggi l'impianto dà lavoro a 400 ferrovieri e circa 200 addetti dell'indotto.Martedì 1 giugno - I lavoratori della Global Business di Grugliasco (To) bloccano l'accesso ai tir giunti per caricare ruote destinate a Pininfarina e Lamborghini. La protesta avviene nel contesto del presidio permanente attivato dai 48 operai due mesi fa, quando l'azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento e il trasferimento dell'intera produzione nella sede di Volvera (To).I lavoratori della Ages di Santena (To) manifestano davanti al Lingotto per chiedere alla Fiat qualche lavorazione che possa salvare la fabbrica. Ages produce pezzi per motori e fanali (Fiat è il committente principale) in due stabilimenti: ad Asti i 150 posti si sono salvati con una cessione di ramo d'azienda; il sito di Santena invece è in amministrazione straordinaria fino al 6 agosto, quando scatterà il fallimento lasciando a terra i 350 dipendenti. Una protesta per il lavoro in Basilicata. Secondo i sindacati, dal 2008 si sono persi nell'edilizia 5.262 posti di lavoro e 647 aziende. I dipendenti sono in cassa integrazione, ma l'azienda chiama altri addetti per mandare avanti la produzione. Secondo la denuncia della Flai Cgil, è ciò che avviene al prosciuttificio Carretta di Sala Baganza (Parma). Il sindacato promuove un'iniziativa davanti ai cancelli dello stabilimento.Nel 2010 si perderanno altri 126mila posti nel settore costruzioni. La previsione è contenuta in uno studio dell'Osservatorio Feneal-Uil e Cresme sull'edilizia, secondo il quale nel 2009 c'è già stato un calo di 160mila occupati. Per parlare di ripresa, dice lo studio, si dovrà aspettare il 2012.Il Comune di Roma annuncia la rescissione del contratto con la Gemma spa, società che gestisce tra l'altro il servizio legato alle pratiche di condono edilizio nella capitale. La società ha avviato le procedure di mobilità per 320 dipendenti che, secondo il Comune, dovrebbero essere riassorbiti dalle società private che subentreranno nella gestione del servizio. La vicenda è oggetto di forti polemiche politiche. Il Pd accusa il Comune di non aver versato alle società "un solo euro dei 40 milioni dovuti". Un call center. Il settore è tra i più in difficoltà e non sempre per ragioni legate alla crisi. Giovedì 3 giugno - Denuncia del comitato Seven-Az per conto dei 6mila lavoratori Alitalia in cassa integrazione: la società ha pubblicato un bando per assumere 650 addetti ai bagagli ed ai check-in del'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, anziché far ricorso ai propri lavoratori in cig da un anno e mezzo. Il bando violerebbe l'accordo firmato con il governo sul reimpiego dei cassintegrati.I sindacati proclamano una giornata di sciopero dei lavoratori della Tirrenia per sollecitare chiarezza e garanzie in vista della privatizzazione. L'8 giugno saranno interrotti i collegamenti con le Isole maggiori e quelli fra la Sicilia e le isole minori. Il piano industriale al momento prevede 250 esuberi fra impiegati e marittimi.I 1.050 operai della Antonio Merloni di Colle di Nocera Umbra in cassa integrazione a 700 euro mensili hanno scoperto, in sede di dichiarazione dei redditi 2009, di dover pagare conguagli irpef che vanno dai 600 ai 2mila euro ciascuno. La denuncia viene dal consigliere regionale Sandra Monacelli (udc) che chiede l'intervento della Regione per salvaguardare il sito produttivo umbro dove la produzione è di fatto ferma per la crisi del gruppo. La Fiom invita Fim e Uilm a considerare l'ipotesi di un blocco ai cancelli per rilanciare la vertenza. La manifestazione regionale dei lavoratori precari a Palermo davanti alla sede della Regione. Venerdì 4 giugno - Procedura di licenziamento collettivo per 8 operatori della riabilitazione nell'istituto Opera don Guanella-Santa Rosa di Roma. Il provvedimento, motivato con gli obblighi imposti dal piano regionale di rientro della spesa sanitaria, comporterà la sospensione dei progetti di semiresidenzialità di cui beneficiavano 16 ragazze. La denuncia viene dalle famiglie.Protesta davanti ai cancelli e sciopero di 4 ore allo stabilimento Fincantieri del Muggiano (La Spezia) contro la decisione dell'azienda di non rinnovare il contratto a quattro lavoratori appartenenti a categorie protette. La direzione motiva il provvedimento con il fatto che da luglio inizierà un periodo di cassa integrazione per i dipendenti.La Regione Umbria convocherà un tavolo istituzionale per discutere con la proprietà della salvaguardia dell'occupazione e del rilancio della Sangemini. Al centro del caso c'è la situazione di stallo della produzione della Sangemini Fruit i cui 25 dipendenti sono in cassa integrazione.Striscioni, cori, fumogeni e lancio di pomodori contro l'amministratore delegato e il direttore delle risorse umane fino all'intervento delle forze dell'ordine: i lavoratori Nexans manifestano così davanti all'Unione industriali di Latina dove è convocato l'incontro sulla loro vertenza. L'azienda francese (produzione cavi elettrici) ha da poco annunciato la chiusura dello stabilimento pontino di Borgo Piave, dove lavorano 130 operai, per trasferire la produzione a Battipaglia.Il gruppo Conserve Italia, leader delle conserve vegetali con nove stabilimenti produttivi e circa 2.200dipendenti tra fissi e stagionali, presenta ai sindacati un piano di riorganizzazione della sede di San Lazzaro (Bologna) che prevede la messa in esubero di 31 lavoratori. L'azienda ha accolto la richiesta dei sindacati di non avviare le procedure di mobilità in attesa di un nuovo incontro fissato per il 18 giugno.Nel centesimo giorno di occupazione all'Asinara, l'Isola dei cassintegrati (i lavoratori della Vinyls di Porto Torres) chiede ai sindacati di indire uno sciopero generale per salvare il ciclo del cloro e per chiedere al governo di riaprire la trattativa con la Ramco (Qatar). A Cagliari, delegazioni di operai della Otefal Sail (ex Ila) ed Eurallumina tornano a manifestare sotto la Regione Sardegna.Il centro di cura e riabilitazione Santa Maria Bambina di Oristano annuncia una riduzione di organico che potrebbe riguardare l'80% dei 120 dipendenti. L'azienda (una fondazione onlus diocesana) motiva la decisione con il taglio dei posti letto accreditati (59) da parte della Regione. L'arcivescovo di Oristano precisa di aver scritto all'assessore regionale alla sanità ed al presidente della Regione Sardegna senza ricevere risposta.Presidio organizzato dalla Slc Cgil davanti alla sede Rai di Ancona con i lavoratori della Informatica Solution srl. Da quattro mesi, i circa 40 addetti del call center non ricevono lo stipendio e l'azienda ora ipotizza una riduzione del personale formato in gran parte da donne tra 35 e 50 anni, assunte da liste di mobilità, disoccupazione di lunga durata, per la legge 104 o apprendiste, e dunque con oneri contributivi molto limitati.Svolta negativa nella vicenda del call center Video on line (Vol) 2.O di Cagliari. Il prefetto informa sindacati e lavoratori che è in arrivo lo sfratto esecutivo per morosità in quanto la società non avrebbe più pagato l'affitto da 18 mesi. I 470 dipendenti, che non hanno ricevuto lo stipendio, decidono di occupare la sede. Vol 2.O fa parte del gruppo Omega, già tristemente noto per le vertenze Agile, Phonemedia, Raf, Multimedia Planet, Soft4web e la cui holding di controllo - Libeccio - è stata dichiarata fallita dal tribunale di Milano.APPROFONDIMENTI (per deprimersi ancora un po)
1/ Da Italtel a Teleperformance

giovedì 10 giugno 2010

IL DRAGONE CHE SI MORDE LA CODA

L’economia mondiale si sta riprendendo, più rapida e solida rispetto alle attese, ma pur sempre fragile. Negli ultimi tempi, il dibattito sul “dopo-crisi” e quello sull’incognita Cina sembrano fondersi, tanto che persino il Financial Times, qualche giorno fa, si interrogava in prima pagina: “Stiamo assistendo a un definitivo spostamento del centro di gravità dell’economia globale?”. Secondo alcuni, la Cina sarà la vera exit strategy, l’interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, mentre l’Europa annasperà ancora fra le sue politiche economiche. Per altri, è soltanto l’ennesima bolla speculativa, di proporzioni inimmaginabili, che potrebbe esplodere in qualsiasi momento. James S. Chanos, il finanziere che aveva previsto il crollo del gigante Enron, ha espresso le sue preoccupazioni: “La Cina è come mille Dubai, o peggio”, ha detto in un’intervista al New York Times. Perché, ha spiegato Chanos, “gli eccessivi stimoli economici stanno imponendo a Pechino un ritmo di crescita insostenibile”. I dati sembrano dare ragione – almeno apparentemente – ai più ottimisti. Nel 2009, nonostante la recessione mondiale, la Cina è cresciuta dell’8,5 per cento. Come? Lo stimolo varato dal governo, per un valore di 464 miliardi di euro, ha permesso la ripresa dell’economia. Diversamente da Stati Uniti e Europa, le banche hanno ampliato i finanziamenti alle imprese per sostenerne la crescita, quasi triplicando i fondi messi a disposizione dal governo. Nell’ultimo anno, la Cina ha superato la Germania, diventando così il primo paese esportatore al mondo: fra gennaio e novembre del 2009, l’export di Pechino ha raggiunto quota 1.070 miliardi di dollari, mentre quello tedesco si è fermato a soli 1.050 miliardi. Oggi, la Cina è il terzo paese al mondo per il pil (dopo Stati Uniti e Giappone) e, quando, lo scorso febbraio, è arrivata in Germania per fare shopping, ha fatto razzia di automobili di lusso e ha firmato 37 contratti per un totale di 11 miliardi di euro. Pechino, già dall’anno scorso, è diventata il primo mercato mondiale dell’auto, superando gli Stati Uniti: se in Cina i veicoli acquistati sono saliti a 13, 6 milioni, in America le vendite sono scese a 10,4 milioni, un livello che non si vedeva dal 1982. Inoltre, fra le prime cinque aziende terminaliste al mondo, quelle che riguardano la movimentazione dei container, tre sono cinesi. Tra queste c’è la Cosco Pacific Ltd, compagnia di navigazione che mira a conquistare i principali porti europei e nordafricani. L’ultimo acquisto, nel 2008, per la modica cifra di 4,3 miliardi di euro, è stato il Pireo di Atene, un “hub” ideale per l’approccio al mercato dell’Unione Europea, di cui Pechino è il maggiore fornitore. Oltre alla Cosco, la Cina continua ad avanzare con la Hutchison Port Holdings di Hong Kong, ad oggi la prima terminalista al mondo, presente, fra l’altro, a Taranto ed Amsterdam, mentre la Psa International di Singapore, si è già piazzata a Genova e Venezia – soltanto per citare l’Italia. Una Cina che sembra sana, quindi, e pure in buona salute. Ma secondo due ricercatori della Chinese Academy of Social Sciences, Yao Zhizhong e He Fan, il futuro non promette solo rose e fiori. Nonostante si preveda una crescita del 16 per cento per il 2010, l’economia cinese potrebbe affrontare un anno molto duro dal punto di vista finanziario. Il rischio, infatti, è che esploda la bolla relativa alle proprietà immobiliari, con la conseguente disoccupazione nel settore, e in secondo luogo, che aumenti in maniera drastica l’inflazione, facendo così decollare il costo della vita. L’allarme lanciato da Zhizhong e Fan nasce dai prestiti bancari concessi da Pechino nei primi giorni di gennaio, per un valore di circa 60 miliardi di euro. Il problema dei prestiti ha riguardato tutto il 2009 e l’unica soluzione oggi è quella di “ridurre gli stimoli, garantendo aiuti ‘moderati”, suggeriscono i due economisti del governo, in un articolo pubblicato sul China Securities Journal. D’altro canto, Pechino dovrà far fronte alla mancanza di un mercato interno che possa rivaleggiare in termini di peso economico con l’export, e a tal fine sarà necessario sostenere la domanda interna. Il rischio, pertanto, è che il “dragone” finisca per mordersi la coda, con in più il fardello della disoccupazione in costante aumento che affligge indistintamente sia i lavoratori delle città che quelli delle campagne. Le previsioni di Chanos sono quindi tutt'altro che irrealistiche e se dovessero avverarsi sarà l'intero sistema economico globale a pagarne amaramente le conseguenze.

domenica 30 maggio 2010

VIVA CANADA

Oltre 200 mila esemplari di foca potrebbero essere uccisi per salvaguardare la pesca dei merluzzi.
Per ora si tratta solo di un'ipotesi ma gli ambientalisti canadesi sono già sul piede di guerra: secondo uno studio commissionato dal ministero della pesca, 220 delle 300 mila foche grigie che vivono sull'isola di Sable rischiano lo sterminio. Per salvare dalle loro fauci i merluzzi che popolano le acque al largo del porto di Halifax, sulla costa est del Canada, il "massacro", come lo definiscono i 'media' canadesi online, è é una delle opzioni previste in uno studio dello scorso anno che le autorità avevano commissionato per placare i pescatori stanchi di rientrare con le stive mezze vuote per mancanza di pesce. Secondo il programma, che la stampa canadese presenta con un misto di orrore e riprovazione, almeno 100 mila foche andrebbero eliminate nell'arco dei primi 12 mesi. L'uccisione delle altre 120 mila sarebbe invece ripartita nell'arco dei quattro anni successivi. "Se si cominciano a uccidere le foche per salvare i merluzzi mettiamo in moto un circolo vizioso che non finirà più - ha obbiettato Mark Butler, del Centro di azione ecologico di Halifax - la pesca d'altra parte ha già fatto i suoi danni, sottraendo cibo a predatori come gli squali e quindi mettendo varie specie a rischio". Altri ecologisti hanno sottolineato come l'uccisione di un numero così elevato di capi porrebbe gravi problemi di smaltimento. Nel rapporto, tuttavia, si è pensato anche a questo: le foche uccise sarebbero bruciate e le loro ceneri disperse nell'Atlantico. Un portavoce del governo canadese ha detto che non è stata presa ancora nessuna decisione e che l'alternativa potrebbe essere la sterilizzazione di circa 16 mila foche femmina in modo da bloccare la crescita esponenziale di una colonia che, nell'arco di 50 anni, è passata da 20 mila a oltre 300 mila unità. L'isola di Sable è una delle riserve naturali più ricche e suggestive del Canada e le autorità stanno pensando di farne un parco nazionale

lunedì 24 maggio 2010

IL SENTIERO OCCULTO DEL POTERE

Molti interrogativi riguardo ai grandi capovolgimenti della storia qui trovano inquietanti risposte. I documenti raccolti da svariati ricercatori sono ormai in grado di dimostrare come un super-governo ombra, diretto dall’alta finanza internazionale, coordina da tempo le azioni e i programmi dei nostri rappresentanti di ogni colore politico per realizzare disegni di dominio assoluto, di globalizzazione. Si tratta di ciò che la massoneria ama eufemisticamente definire “Nuovo Ordine Mondiale”, un piano secolare che contempla la concentrazione di tutte le risorse del pianeta nelle mani di una infima élite di superbanchieri. Solo conoscendo i retroscena e gli obiettivi delle società occulte a cui sono appartenuti e appartengono tutt’ora tutti i maggiori protagonisti della storia possiamo provare a comprendere realmente il passato, il presente, e forse anche il nostro futuro. Un’analisi dettagliata e approfondita del vero ruolo esercitato dalle società segrete nel corso della storia. Un libro esplosivo che fa finalmente luce su eventi epocali, come i conflitti mondiali, il terrorismo internazionale e la nascita delle grandi ideologie. È solo fantapolitica, come amano farci credere le versioni ufficiali?
Ecco uno spezzone tratto dal film "The International" che vi fara' pensare.

venerdì 21 maggio 2010

I SIGNORI DEL RATING

Con i loro voti hanno messo ko la Grecia e inguaiato la Spagna. Sono le agenzie che stilano le pagelle delle Nazioni. L'indirizzo è 250 Greenwich Street a due passi da Ground Zero. Qui al ventesimo piano del grattacielo di Moody's il visitatore è accolto da una targa d'oro: "Credito. La fiducia dell'uomo nell'uomo". Arturo Cifuentes, ex dirigente di Moody's, la pensa diversamente. Oggi definisce "una vergogna il modo in cui le agenzie di rating stabiliscono le loro pagelle sul credito, i voti di solvibilità". Eric Kolchinsky, anche lui manager pentito di Moody's, pronuncia la parola "frode". Frank Raiter che ha lavorato per Standard&Poor's parla di "oligopolio che accumula profitti grazie al ruolo di arbitri". Delle e-mail circolate dentro Standard&Poor's descrivono il rapporto tra quest'agenzia e la Goldman Sachs come "la sindrome di Stoccolma". Cioè la complicità che si stabilisce tra ostaggio e rapitore. Quelle comunicazioni interne, dai contenuti esplosivi, le ha scoperte il Senato di Washington nell'indagine appena avviata sulle agenzie di rating. Un'altra e-mail di Standard&Poor's ammette che "certi numeri noi li massaggiamo prima di divulgarli". Questa "è gente che distribuisce passaporti falsi", secondo Paul McCulley di Pimco, il più grande fondo d'investimento mondiale in titoli di Stato. Eccoci nell'universo delle agenzie di rating. Screditate, vituperate per il ruolo infame che hanno avuto nell'ultima crisi finanziaria. E tuttavia più potenti che mai. È bastato mercoledì il declassamento del debito pubblico spagnolo da parte di Standard & Poor's per far cadere l'euro, precipitando i mercati nella sfiducia. Fino a costringere Barack Obama a intervenire di persona su Angela Merkel, per convincere la Germania a togliere i veti sul salvataggio della Grecia. "E' inaccettabile - protesta il governatore della banca centrale austriaca Ewald Nowotny - che il destino dell'Europa dipenda dal giudizio di un'agenzia di rating". Il destino dell'Europa? E non solo quello. Pierre Cailleteau, il grande guru di Moody's che ha l'ultima parola nelle pagelle sui rating "sovrani" (i voti di solvibilità dei debiti pubblici) lunedì 15 marzo fece tremare il Tesoro di Washington. Quel giorno Cailleteau annunciò che gli Stati Uniti si stavano "avvicinando a un declassamento" del debito pubblico. E' dal 1949 - il primo anno in cui queste pagelle si applicarono ai Treasury Bond americani - che la solvibilità di Washington sta a quota "Aaa", il voto massimo. Cailleteau fece sobbalzare Obama. "E' un dogma della fede", commentò quel giorno il New York Times, che il governo degli Stati Uniti abbia la massima solidità. Un declassamento non significa l'anticamera della bancarotta, soprattutto nel caso dell'America. Ma quasi automaticamente fa salire i rendimenti necessari per collocare buoni del Tesoro sul mercato. Quindi aumenta il costo del debito pubblico, in una situazione già delicata per gli equilibri di bilancio. Chi mai ha dato questo potere smisurato al signor Pierre Cailleteau della Moody's? "In breve - dice l'economista Lawrence White della New York University - la risposta è: i governi stessi". Sorprendente. Perché queste agenzie sono società private a scopo di lucro. John Moody inventa i primi rating nel 1909 con un'applicazione limitata. Il suo "Manual of Railroad Securities" è un annuario delle 200 compagnie ferroviarie americane, a ciascuna delle quali corrisponde un giudizio sulla solidità di bilancio. Una guida per i risparmiatori americani del primo Novecento che vogliono investire in obbligazioni ferroviarie. L'idea piace, la imita nel 1916 Standard Company (poi fusa con Poor's), quindi Fitch negli anni Venti. Viene allargata ad altre categorie di obbligazioni. Dopo il crac di Wall Street del 1929, l'authority americana di vigilanza sulle banche (Comptroller of the Currency) nel 1936 per limitare la speculazione ordina che gli istituti di credito comprino solo obbligazioni dotate di un "voto d'investimento". Cioè un rating. E' il timbro ufficiale di un regolatore sul potere delle tre sorelle. Che aumenta ulteriormente negli anni Settanta quando l'organo di controllo della Borsa americana, la Sec, riconosce le tre agenzie come "Nationally Recognized Statistical Rating Organizations". Ne fa gli arbitri della salute finanziaria. Da quel momento per la loro influenza è un crescendo irresistibile. Via via che si sviluppano i mercati finanziari globali, qualsiasi azienda che voglia piazzare sul mercato un'obbligazione per finanziarsi, va in cerca di quel "voto" magico. Perché molte categorie di investitori per legge possono comprare solo titoli che abbiano un rating. E' vero per le banche: dai rating dei titoli che possiedono in bilancio, dipende quanto capitale devono accantonare per sicurezza. E' vero per compagnie assicurative, fondi pensione. Tutti gli investitori istituzionali che manovrano grandi volumi di capitali, nell'acquistare obbligazioni si tutelano verso la legge esibendo "l'etichetta" che Moody's, Standard & Poor's e Fitch incollano su quei titoli. Compresi i titoli del debito pubblico. Così le tre sorelle diventano di fatto la massima autorità nel giudicare perfino gli Stati sovrani, misurano la fiducia che bisogna avere nella loro capacità di ripagare i debiti. Pochi sanno cosa accade "in cucina", finché le e-mail segrete e le confessioni degli ex manager pentiti disvelano un panorama di incompetenza, collusione, conflitti d'interessi.
Oggi che i governi si accorgono di aver creato un "mostro", non è facile tornare indietro. Tutti sono alla mercè dei rating. Il procuratore generale della California Jerry Brown accusa Moody's di "distruggere questo Stato". A New York la minaccia di un declassamento da parte di Moody's costringe il governatore a licenziare insegnanti e tagliare fondi agli ospedali. Nel maggio 2009 la minaccia che Standard&Poor's tolga una "a" alla Gran Bretagna, ha fatto precipitare del 3% in poche ore la Borsa di Londra. Eppure la credibilità delle tre sorelle è infangata nella crisi del 2008. Non è solo sindrome di Stoccolma, ma vera e propria corruzione, quella documentata dallo studio legale Grais & Ellsworth nella bancarotta di Lehman. "Dietro compenso, le agenzie di rating sceglievano i titoli tossici che la banca collocava sul mercato e poi a quei titoli davano loro il voto". Le "triple a" si sprecavano, anche se dietro quelle obbligazioni c'erano crediti irrecuperabili legati ai mutui subprime. "Il 93% dei titoli che nel 2006 ebbero il rating Aaa - denuncia il premio Nobel dell'economia Paul Krugman - in seguito sono stati declassati al rango junk, spazzatura". Un altro economista, Sylvain Broyer, accusa le tre sorelle di andare al rimorchio dei mercati: nelle bolle speculative regalano voti alti a tutti, quando arriva la paura i rating crollano e amplificano le ondate di vendite. Perciò oggi lo stesso direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, invita a "non credere ciecamente al verdetto delle agenzie di rating". Per quanto riguarda i titoli del debito pubblico, c'è chi propone che sia la Banca centrale europea a dare i rating. Col rischio però di esporre la Bce a tremende pressioni da parte dei governi membri dell'Eurozona. E il piccolo risparmiatore si fiderebbe a comprare Bot, se il rating fosse oggetto di negoziati fra gli Stati? Quella targa d'oro sulla "fiducia dell'uomo nell'uomo" nel grattacielo Moody's oggi sembra una beffa crudele. Delegittimate, inquisite, le agenzie di rating continuano però a macinare profitti favolosi. La sola Moody's ha un margine di utile del 37%. Per istinto gregario, conformismo e paura, investitori e governi sono in loro ostaggio, le vere vittime della sindrome di Stoccolma.

martedì 13 aprile 2010

LO SHOPPING FA DIMAGRIRE

Deleterio per il portafoglio ma salutare per l’umore e, ottima notizia, anche per la linea. Le amanti dello shopping da oggi hanno una scusa in più per girovagare tra negozi e grandi magazzini a caccia di scarpe, abiti e borse: impegnarsi negli acquisti è un'impresa che ci consente di bruciare ben 48 mila calorie l’anno. Mica male, considerando che si tratta dell’equivalente di 25 giorni di fabbisogno quotidiano che se ne va in fumo. Quasi un mese di ‘scorpacciate' bruciate dilettandosi, magari in compagnia, a rimpinguare guardaroba e scarpiera. La buona notizia per le ‘shopping victim’ arriva da uno studio commissionato, non a caso, da una catena di negozi britannica, finito sulle pagine del Daily Mail. E, naturalmente, più ci si dà da fare e meglio è, almeno per la linea. C’è da scommetterci che Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte, le celebri protagoniste del serial Sex and the City, abbiano conquistato le loro invidiabili silhouette anche grazie agli slalom tra le boutique più trendy della Grande Mela. Ogni giorno trascorso a caccia di acquisti, rivela lo studio, fa bruciare almeno 385 calorie extra, vale a dire l’equivalente di un pezzo di torta o due bicchieri di vino. Bastano tre ore di shopping, sembrano suggerire i ricercatori alle più golose, per consumare le calorie ingurgitate con un Big Mac. A caccia di affari bruciando, calcolatrice alla mano, 48 mila calorie l’anno, come se si fossero percorsi 248 chilometri di buona lena, la distanza che separa Roma da Firenze. D’altronde, fanno i conti i ricercatori britannici, una donna impegnata a fare shopping per circa 2,5 ore copre in media 4,7 chilometri al dì. Più restii gli uomini che percorrono, per fare acquisti, ‘appena' 2,5 chilometri, trotterellando tra le vetrine per non più di 50 minuti. Comunque, a ben guardare, si tratta di una vera e propria maratona sia per lui che per lei: non a caso oltre la metà dei 2.000 intervistati ammette di sentirsi esausto dopo una giornata di shopping, spossato e sfinito ancor più che in seguito a un duro allenamento in palestra. Faticaccia innegabile ma a tutto vantaggio della salute, in perfetta linea con quanto raccomandato dai camici bianchi. Se infatti i medici consigliano 10 mila passi al giorno per mantenersi in forma, le donne ne fanno 7.305, ovvero quasi tre quarti, girovagando tra i negozi. Un training di cui mostrano di essere consapevoli. Non a caso 9 su 10 confessano di indossare scarpe da ginnastica per affrontare l’amato appuntamento, mentre le più tenaci saltano addirittura il pranzo e rinunciano a pause e soste. A vantaggio della linea e a tutto discapito del portafoglio.