venerdì 17 settembre 2010

VIAGGIATORI CLANDESTINI

Prendono aerei, navi, treni e macchine. Fanno migliaia di chilometri, sorvolano oceani, valicano montagne, attraversano deserti e, arrivati a destinazione, stanno così bene che la maggior parte delle volte non se ne vanno più. Sono gli animali e piante “esotici” che, portati dall'uomo più o meno intenzionalmente, cambiano il domicilio d'origine e colonizzano in pianta stabile nuove zone. Causando spesso e volentieri non pochi problemi alla biodiversità locale. Dalla notte dei tempi gli uomini, nelle loro migrazioni, hanno introdotto semi, germogli e animali portati dai Paesi d'origine e introdotti in quelli conquistati. Un esempio eclatante? Il cavallo portato nelle Americhe dai conquistadores spagnoli. Alcuni esemplari scapparono in Messico, e ritornarono allo stato selvatico, si rinselvatichirono dando vita alla razza Mustang e arrivarono fino alle praterie, furono poi riaddomesticati in seguito dai Pellerossa. Ora, però, grazie allo sviluppo delle comunicazioni, del commercio, del turismo il numero e la varietà di invasori sta raggiungendo livelli di guardia in molti paesi. Clandestini nei cargo di legname e verdure, come i pericolosi scorpioni africani trovati a Malpensa la scorsa primavera, souvenir nelle valige di turisti poco consapevoli o viaggiatori legali (ma non sempre) destinati ai negozi di pets esotici, gli invasori stanno raggiungendo tutti i continenti. La presenza di animali alloctoni, quelli cioè che dal punto di vista evolutivo non appartengono al luogo in cui si trovano e rappresenta un pericolo per la biodiversità del paese ospite e uno sconvolgimento dell'equilibrio preesistente, che si è creato in milioni di anni di evoluzione. La loro introduzione va monitorata e regolata perché provoca cambiamenti radicali, l'estinzione delle specie endemiche e, non per ultimo, il possibile propagarsi di malattie e infezioni. Sono più di 7.000 le specie di animali a rischio, secondo i recenti dati presentati dall'Iucn, Unione internazionale per la conservazione della natura, di cui il 30% è minacciato proprio dalla presenza degli invasori.

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