lunedì 8 febbraio 2010

BOMBA FIUMICINO

Il primo aeroporto d'Italia la notte resta incustodito. Così siamo entrati nella zona di sicurezza. Superando le barriere ed entrando negli uffici.


Un buco di almeno due ore, durante il quale le zone off limits del terminal T3, quello internazionale, diventano accessibili a chiunque. Teoricamente anche con armi o esplosivo addosso. Il governo Berlusconi impone l'acquisto dei body scanner, i moderni sistemi a onde radio che "spogliano" i passeggeri in partenza. Ma intanto nello scalo più grande d'Italia, meta fissa di milioni di turisti, aggirare i controlli antiterrorismo è possibile. Il viaggio de "L'espresso" comincia poco dopo l'una di notte. È una domenica di fine gennaio. I tabelloni luminosi non annunciano decolli prima delle 5.40 e il terminal è semideserto. Si dovrebbe accedere da una sola porta automatica per ogni livello. Ma è pura teoria. Le fotocellule sono spente e gli ingressi incustoditi sono almeno quattro. Un cartello dice: chiuso fino alle 5.30. Invece basta spingere e un cigolio ti accoglie nella hall. Non incroci anima viva per centinaia di metri. Né serve camuffarsi per circolare nelle zone vietate. Tanto nessuno fa caso a chi cammina o al borsone ingombrante che trasporta. Per raggiungere i varchi di accesso ai gate bastano un paio di minuti. Segui i display degli imbarchi. Eccoli i metal detector che il governo vuole sostituire, gli stessi dove ogni giorno vengono controllate più di 90 mila persone. Oltre quelle porte magnetiche sequestrano di tutto: anche l'acqua minerale dei bambini o il liquido delle lenti a contatto. "Pericolo attentati", ripetono le guardie giurate ai passeggeri. Devi levare la cintura, sfilare l'orologio e gli stivali. Ai medici fanno aprire la borsa, ai sacerdoti togliere la croce. Poco cambierebbe se fossero già installati i nuovi scanner. Perché di notte l'aeroporto è terra di nessuno: non c'è anima viva nella zona rossa, la porta a vetri per i disabili è solo accostata e si passa senza problemi. Non c'è allarme, né un piantone di guardia. Nulla e nessuno a controllare chi (e perché) violi la barriera. Dopo qualche giorno, abbiamo ritentato una seconda volta. Sempre di notte. Di nuovo la stessa scena: via libera. Nessun poliziotto in giro. Uffici doganali sbarrati. Carabinieri in pausa notturna. Anche se passare da lì significa poter nascondere qualsiasi cosa oltre i controlli. Non serve immaginare un bagaglio voluminoso, benché passato inosservato. C'è libertà assoluta, basterebbe occultare l'esplosivo e riprenderlo al mattino dopo il normale controllo. Il sito Internet degli Aeroporti di Roma celebra il piano sicurezza. Tre nuove sale operative, "presidiate costantemente dalla polizia e dal personale Adr Security, per adeguare i controlli ai livelli internazionali ", scrivono sul Web. Il punto di forza della capitale candidata alle Olimpiadi 2020. Intanto i banchi del check-in restano incustoditi per ore. Alle 2.30 non c'è una transenna che impedisca il passaggio. Se di giorno stai in fila per imbarcare borse e trolley, i passaporti vengono controllati, le carte d'imbarco verificate, di notte è un parco giochi: puoi fare tutto da solo. Puoi sabotare, danneggiare, rubare, connetterti alla rete interna. Sali sulla pedana, accedi ai computer e, soprattutto, puoi azionare i nastri trasportatori. Sotto il desk c'è un pedale nero che mette in moto il sistema. Comincia a muoversi dopo un segnale acustico. Dura tre o quattro secondi ed è piuttosto forte, eppure nessuno lo nota. Niente controlli nemmeno ad allarme inserito. Eppure nel cuore di Fiumicino ci sono dieci chilometri di nastri in movimento, che smistano le valige fino nelle stive dei Boeing. Certo, ci vuole l'etichetta con il codice a barre. Ma se anche stamparla fosse difficile, il rischio resta alto. Una borsa abbandonata nel ventre dello scalo che segna il record di bagagli smarriti, se davvero contenesse esplosivo, potrebbe saltare in aria di primo mattino. Non appena l'aeroporto si riempie di gente. Qualcuno che osserva da lontano, in effetti, c'è. Solo che non si tratta di un poliziotto. È un barbone, con una coperta addosso e la sigaretta accesa. Resta pochi secondi, poi si dirige al piano rialzato. Là c'è l'unico bar sempre aperto durante la notte. L'area non è presidiata, nessun addetto verifica che tu sia davvero in partenza. Anche perché non saprebbe a chi domandare la carta d'imbarco. La maggioranza di quelli che dormono, mangiano, addirittura urinano su quelle panchine, non sono passeggeri in attesa ma sono senzatetto accampati. Un piccolo villaggio di disperati dentro l'aeroporto Leonardo da Vinci.

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