giovedì 11 febbraio 2010

OCEANI: ARRIVANO LE MAPPE

Forse non si arriverà al dettaglio delle strade che si hanno per le mappe sulla terraferma, ma l’accordo con il Noaa, l’agenzia americana per gli oceani e l’atmosfera, annunciato da Google metterà a disposizione del pubblico il più grande database al mondo sulle condizioni dei mari, che potrà venire impiegato per dettagliare le mappe in modo mai visto prima. I termini della collaborazione sono i più ampi possibili, e lasciano solo alla fantasia dei programmatori lo sviluppo delle applicazioni collegate. L’agenzia mette a disposizione dell’azienda di Mountain View tutto il proprio database su oceani, clima e atmosfera, ricevendo in cambio l’aiuto a sviluppare programmi in grado di raccoglierli e dar loro una forma accessibile al pubblico. «Abbiamo una quantità di dati incredibile sui sistemi terrestri, e siamo sempre alla ricerca dei modi migliori di metterli a disposizione del pubblico - spiega Richard Spinrad, dirigente del Noaa - e Google è di sicuro il più grande esperto nel maneggiare database di così grande volume». Le prime applicazioni dell’accordo riguarderanno una migliore visualizzazione dei dati già presenti: oltre a migliorare le mappe oceaniche contenute in Google Earth, che già utilizzano una piccola parte dei dati dell’agenzia, aggiungendo informazioni sulle zone costiere, il Noaa spera di sviluppare il progetto “Science on a Sphere”. «Già ora su Google Earth si possono visualizzare efficacemente dati su uno schermo piatto - continua Spinrad - immaginate cosa su potrebbe fare su una sfera». Una delle prime sfide dei programmatori sarà trasformare i dati da due a quattro dimensioni (includendo quindi anche il tempo), per poterle visualizzare sul dispositivo che sarà completamente touch-screen. Un’altro dei progetti che seguiranno l’accordo riguarda la visualizzazione di dati in tempo reale, a partire dai video e dalle immagini ad alta definizione della “Okeanos Explorer”, l’ammiraglia delle navi oceanografiche del Noaa, che verranno messi a disposizione del pubblico ma soprattutto degli scienziati di tutto il mondo che potranno partecipare attivamente alle osservazioni. «Quello che vogliamo ottenere tramite Google - conclude Spinrad - è che tutti gli abitanti del mondo possano vedere ad esempio cosa sta succedendo sul fondo dell’Oceano Indiano in tempo reale. Non solo tramite i video, ma anche mettendo a disposizione tutti i dati possibili sull’area».

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